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Quello che di vostro potete trovare qui dentro

Cari amici della Piccola,

inauguro oggi il mio angolo “Quello che di vostro potete trovare qui dentro”, una rubrica di cui nessuno sentiva il bisogno.

(SIGLA)

PREMESSA

Su questa rubrica non leggerete mai giudizi negativi, verranno recensiti solo libri che mi sono piaciuti o che ho trovato in qualche modo significativi. Questo non per paraculaggine o per buonismo, ma perché nella mia vita come nella professione credo che serva un grandissimo rispetto per il lavoro degli altri e per il loro modo di mostrarsi al mondo.

Inoltre sono convinta del fatto che ognuno abbia i suoi gusti e vadano assolutamente rispettati. Non esiste il libro “bello” o il libro “brutto” esiste il libro adatto a ogni persona. Quindi adesso peaceandlove e volemose tutti bene.

Elena

Questo libro è per chi ha un vuoto al posto del cuore, per chi ricorda la prima volta che ha dovuto cavarsela da solo ed era troppo piccolo per farlo, per chi ha parole in gola per qualcuno che non lo può più ascoltare, per chi vorrebbe fare un tuffo nel futuro ma rimane prigioniero dell’oceano del passato.

È il libro per voi se…

  • Siete persone tormentate, quelle che non riescono mai a trovare la propria dimensione
  • Sapete cosa vuol dire passare le giornate in pigiama a mangiare cibo trash sentendosi una schifezza ma non potendone farne a meno
  • Non riuscite a dimostrare i vostri sentimenti perché nessuno vi ha insegnato a farlo 
  • Comprendete un malessere che va oltre i dati oggettivi
  • Vi è chiaro come un buco nero possa risucchiare anche fortune sfacciate come ricchezza e bellezza

Lasciate perdere se…

  • Pensate che chi è più fortunato non abbia diritto a lamentarsi
  •  Vi infastidisce chi giudica gli altri in maniera superficiale
  • Non apprezzate il black humor e i personaggi irriverenti
  • Siete persone attive e non sopportate chi butta via il proprio tempo e la propria vita

TRAMA

Considerato dal Entertainment Weekly come il libro più bello del 2018, racconta il comico tentativo di una giovane donna di schivare i mali del mondo attraverso un programma rigoroso di “ibernazione” con l’aiuto di una psichiatra compiacente.

Segnalato dalla Rivista Studio tra le 10 migliori letture dell’anno 2019: «Complice la bellissima cover, ideale per Instagram il libro è diventato un oggetto di culto anche in Italia, dove è arrivato un anno dopo l’uscita in inglese

«Una rivelazione: divertente, sorprendente e indimenticabile» – Entertainment Weekly

«Tenebrosamente comico e profondo» – The New York Times Book Review

La protagonista è una persona sola, tremendamente sola, seduta sul bordo del mondo. Orfana da anni, bella, ricca, colta, lascia il lavoro in una galleria d’arte e decide di imbottirsi di farmaci per dormire il più possibile e non provare nessun sentimento. Tra flashback di film anni ottanta, Whoopy Goldberg e Mickey Rourke in «9 settimane e mezzo», dialoghi surreali spesso spassosi, descrizioni di una New York patetica e scintillante, il libro ci spinge a chiederci se davvero possiamo mai sfuggire al dolore. Una strana favola nera, irriverente, in cui i personaggi non sono gradevoli, anzi spesso risultano insopportabili, ma Moshfegh riesce ugualmente a farci affezionare persino a Reva, l’amica fragile e buffa, o alla psichiatra pazza che prescrive farmaci senza battere ciglio, mettendoci di fronte al lato più oscuro e incomprensibile dell’umanità.

L’autrice Ottessa Moshfegh

QUELLO CHE DI VOSTRO POTETE TROVARE QUI DENTRO

“Il mio anno di riposo e oblio”, quale titolo migliore per i tempi nefasti che stiamo attraversando?

Vi preannuncio che la protagonista di questo libro non sarà facile da amare: ventisettenne snob e superficiale segretaria in una galleria d’arte più per passare il tempo che per necessità, grazie a una cospicua rendita che i genitori le hanno lasciato potrebbe cavarsela benissimo anche senza lavorare.

Bella, magra, abiti firmati, laureata alla Columbia, di lei non conosciamo il nome sappiamo solo che vive nell’Upper East Side a New York, ha un’amica di nome Reva alla quale non sa dimostrare affetto, un ex fidanzato egoista e narciso e un capo che disprezza.

Dopo il licenziamento decide di tentare un’impresa folle che nei suoi progetti dovrebbe portarla a una specie di “purificazione” dell’anima: passare un anno intero dormendo.

Non provando più nessuna emozione la protagonista si convince di poter riuscire a gestire quel vuoto che sente dentro di lei e rinascere più forte.

Ovviamente per riuscire nell’impresa ha bisogno di una cospicua dose di psicofarmaci che riesce a procurarsi tramite la Dottoressa Tuttle, la peggiore psichiatra del mondo, distratta e compiacente, che inganna facilmente fingendosi un’insonne resistente a ogni tipo di farmaco.

Ambientato tra il 2000 e il 2001 ci riporta in un’epoca fatta di videocassette e cimeli anni 90’, da Whoopy Golden a Pretty Woman.

È un libro che parla di solitudine, analfabetismo emotivo, genitori assenti, vuoti esistenziali.

La nostra magrissima eroina nell’arco di tutto il libro elargisce disprezzo prima per i genitori colpevoli di averla lasciata orfana troppo presto, un padre professore grigio e serio e una madre anaffettiva e alcolizzata, poi l’ex fidanzato Trevor con il quale non è mai riuscita a stabilire un contatto vero e proprio, infine con Reva l’amica irrisa neanche troppo velatamente ma che è in realtà l’unica persona con la quale ha stabilito un rapporto quasi “significativo”. Gli unici esseri umani ai quali riserva un minimo di considerazione sono gli egiziani del minimarket sotto casa dai quali acquista confezioni di gelato Haagen Dazn e pessimi caffè da asporto.

Dopo varie vicissitudini riesce infine a farsi prescrivere dalla dottoressa Tuttle il re di tutti gli psicofarmaci: il potente Infermiterol. A causa dell’assunzione di questo farmaco ha vuoti per giorni interi nei quali, in stato di totale incoscienza, passa dallo shopping online agli incontri dei quali non ricorda assolutamente nulla.

Riuscirà la nostra eroina a sopravvivere a cocktail di farmaci, cibo spazzatura e film anni 90?

Questo libro ci aiuta a capire la nostra inquietudine di fronte a vite apparentemente perfette, quelle che si integrano a meraviglia con gli standard della società contemporanea.

La nostra protagonista non elabora il lutto della perdita dei genitori che non avviene con la loro morte ma molto prima. Questa mancanza si manifesta nell’indifferenza che le viene riservata per tutta l’infanzia e l’adolescenza. È soprattutto la figura della madre a essere centrale: una donna che avrebbe preferito una vita diversa e percepisce la figlia come una zavorra, che non le concede nessun tipo di supporto emotivo, che ama autocommiserarsi ma non è in grado di accogliere alcuna richiesta d’aiuto. Schiava di alcool e psicofarmaci vive una vita inconcludente che termina con il suicidio.

La protagonista la disprezza, asserisce di essere molto diversa da lei ma la ritroviamo immersa nella commiserazione e nell’immobilità di fronte alle vicende della vita.

Un’apatia che irrita, cerchiamo in lei un qualsiasi tipo di barlume di vicinanza ma non lo troviamo, mette in atto gli stessi meccanismi di difesa della madre senza neanche rendersene conto.

Il peggio di se stessa lo dà con l’amica Reva, una ragazza bulimica che fatica molto ad adeguarsi agli standard richiesti dalla società newyorkese. Non è abbastanza bella, elegante e magra per l’Upper East Side, le sue borse tarocche e le gomme che mastica in continuazione la rendono inadatta ai giri di frequentazioni ai quali ambisce. Ha una relazione scontata con il suo capo sposato che non lascerà mai la moglie ma che lei crede essere follemente innamorato e cova una malcelata invidia nei confronti dell’amica bionda, sempre perfetta e magra come Kate Moss.

Anche se tutto è portato all’eccesso in modo decisamente grottesco, il messaggio che passa è che non possiamo evitare di affrontare il nostro dolore. Più cerchiamo di ignorarlo e più lui scava dentro di noi. Può arrivare così in profondità da non farsi riconoscere, come un iceberg del quale vediamo solo la punta. Un’autovalutazione anche del nostro comportamento nei confronti degli altri non fa mai male, soprattutto quando ci sentiamo troppo spesso vittime di ingiustizie e comportamenti sbagliati.

QUELLO CHE DI MIO HO TROVATO QUI DENTRO

A me è piaciuto molto, nonostante la storia surreale mi ha aiutata a comprendere al meglio alcune venature delle mie solitudini presenti. Mi ha dato uno slancio anche per scuotermi di dosso una leggera autocommiserazione che aveva accompagnato le mie ultime giornate ridisegnando le mie priorità.

Ho sorriso ritrovando nella protagonista tracce della me stessa del passato, quella ragazzina stupida che spendeva fortune in borse firmate per sentirsi più forte, intrattenendo rapporti poco sinceri e impostando il proprio valore sulle apparenze.

Non so se lo avete passato anche voi un periodo così, ma se lo avete fatto questo libro vi ricorderà chi eravate e vi farà capire una volta di più quanta strada avete fatto per diventare chi siete ora e, ogni tanto, riconoscere quanto siete stati bravi a cambiare.