Questo tipo psicologico ragiona in termini di rapporto, è portato per la psicologia, gli interessano gli itinerari che le persone seguono e il modo in cui li organizzano.

Sente molto il bisogno di migliorare i sistemi che regolano i rapporti umani e di aiutare le persone a trovare un senso nella vita.

Quasi sempre questi tipi sono buoni scrittori e curatori di opere, e la combinazione di emotività e intuizione può stimolare in loro un interesse per la traduzione di opere letterarie. Ma amano la comunicazione diretta, e in genere, sanno stare di fronte a un pubblico. C’è però da sottolineare che questo tipo non è tanto l’ispiratore di progetti per cambiare il mondo quanto piuttosto di decisioni relative a cambiamenti di vita. A lui interessano le idee degli altri e la possibilità di considerare le cose in una prospettiva diversa e migliore.

Qualsiasi professione intraprenda, sia che faccia il regista di teatro, l’allenatore sportivo, il direttore editoriale egli tenderà a dispensare consigli e a fornire stimoli intorno a sé.

Dal momento che l’intuizione introversa lo rende capace di riconoscere la validità soggettiva del punto di vista dell’altro, sa essere molto aperto all’ascolto e, volente o nolente, si può ritrovare a fare da contenitore ai problemi altrui.

Come capogruppo, questo tipo ha un ‘inventiva e una capacità di intuizione eccezionali. Sembra avere un sesto senso sulle possibilità del gruppo a fare da crogiolo per la crescita e lo sviluppo individuale. Crede sinceramente che, nel profondo, le persone vogliano dare il proprio apporto al sistema che le sostiene, ed è convinto che, alla fine, la comunicazione, la comprensione e l’identificazione porteranno tutti ad accettare i valori collettivi.

Sotto questo aspetto, l’idealismo è talmente sviluppato da rendergli difficile dire di no, anche quando è a corto di tempo e di energie. Dal momento che intravede potenzialità positive nelle idee di chiunque, si sente in colpa se non le alimenta e non ne favorisce la realizzazione.

La sua capacità di vedere gli aspetti positivi negli atteggiamenti di chiunque può renderlo indeciso, come se non avesse una sua ferma determinazione, o farlo sentire inadeguato, dato l’estremo idealismo dei criteri cui si attiene. Di conseguenza, per sentirsi inserito, per orbitare intorno a persone che hanno bisogno di lui, si affida alla funzione emotività estroversa, per poter agire sulla base di valori collettivi. Questo lo si vede chiaramente dal modo che ha di adoperarsi per l’armonia sociale.

La capacità di questo tipo di riportare le percezioni soggettive in una cornice collettiva, dove possano essere gestite con l’emotività, è un dono inestimabile che, invariabilmente, egli sa come usare. Il fatto è, però, che pian piano egli si abitua a portare prospettive alternative ad armonizzarsi con le proprie. Quel che deve riconoscere è che lui stesso non potrà sentirsi ben saldo e radicato fintanto che non avrà accettato quegli aspetti dell’esperienza che non possono essere armonizzati con i suoi assunti emotivi.

E infatti, la tendenza psicologica di questo tipo lo spinge a interpretare gli aspetti irrazionali della vita, come se il ‘qui e ora’ fosse una prospettiva che si potesse riformulare, al pari di qualsiasi altra, e inserire nel quadro razionale che lui si è costruito. In quanto emotivo, questo tipo cerca consenso ai suoi problemi, ma di preferenza lo fa nel foro accademico. Così, sebbene rappresenti soltanto il 5 per cento della popolazione, le sue idee esercitano un’influenza duratura sulla modalità collettiva di intendere le problematiche in gioco.

Poiché segue corsi, fa ricerca, legge libri di self-help e mette a parte gli altri delle sue idee, i conflitti che vive in relazione alla funzione secondaria contribuiscono a formare gli interrogativi sociali di più vasto respiro:

Perché la vita è fatta così? Perché le cose brutte accadono alle brave persone? Perché facciamo scelte insensate? Ecco l’emotività estroversa espressa a caratteri cubitali, in lotta con la natura casuale e impietosa della vita.

A questi interrogativi non è possibile dare risposte razionali, e questo tipo che ci si dibatte, finisce per scoprire i limiti delle sue risorse emotive. Ma a volte, non è tanto un dibattersi quanto un tenere a bada l’irrazionale; allora, la riflessività introversa, che è la funzione inferiore, comincia a sfuggirgli di mano.

Essa orienta la nostra attenzione sui parametri logici della situazione del momento, e determina un interesse spassionato per le loro potenzialità, senza riferimento alle esigenze o ai valori degli altri.

Quando questo tipo oppone resistenza al versante Introverso, non riconosce questa prospettiva come parte del suo assetto psicologico. Essa gli risulta estranea all’immagine che ha di sé e agli obiettivi che si propone abitualmente. Ma ogni volta che incontra un problema che non può risolvere con le risorse emotive, viene sommerso di impulsi provenienti dalla funzione inferiore che disturbano profondamente il suo modo abituale di vedere la vita.

Come tutti i tipi, neanche questo riconosce questa pressione interna come parte di sé. Quando non riesce a gestire una situazione nel suo modo abituale, proietta fuori di sé gli impulsi della funzione inferiore e li considera parte del mondo esterno. Concentra l’attenzione sugli aspetti della vita che non gli sembrano onorare i valori umani, e cerca di gestirli come farebbe con qualsiasi altro parametro negativo, vale a dire, vederne il buono per poterli armonizzare con la sua ottica emotiva, oppure eliminarli dal quadro.

Come ogni altra iniziativa all’insegna dell’emotività estroversa, le teorie che questo tipo mette a punto per addomesticare l’imprevedibile hanno un’indubbia utilità sociale. In una cultura dove i valori collettivi scarseggiano, è lui che offre criteri, strategie e un vocabolario comune per tutti i rapporti che noi consideriamo rispettabili e degni di essere portati avanti. Tutti strumenti, questi, che ci aiutano a mediare le aspettative che abbiamo gli uni rispetto agli altri, a fare ordine nel corso altrimenti farraginoso degli eventi umani. Ma il punto sta proprio qui: l’emotività estroversa contiene in sé ciò che mediamente è possibile raggiungere in un particolare sistema sociale. Gli obiettivi che incoraggia non sono esaltanti; sono appropriati dal punto di vista della collettività. Questo tipo ha bisogno di stabilire un maggiore contatto con l’intuizione

introversa per riconoscere che perseguire obiettivi razionali è una modalità che non tiene minimamente conto della totalità del sé. Senza una sufficiente presenza della funzione intuizione, egli erroneamente tenderà a credere che l’avere eliminato il conflitto significhi aver favorito l’intimità e creato un buon rapporto; ma questo lo metterà inevitabilmente di fronte a nuove variabili che minacciano il quadro ideale.

Paradossalmente, più questo tipo si concentra sui rapporti ideali, meno riconosce le persone come individui. Tende a generalizzare i comportamenti umani, incapace di apprezzare la natura unica dell’esperienza dell’altro. Intanto, la funzione Riflessività Introversa diventa così potente da indurlo ad allontanarsi dalla terza funzione, la sensorialità Estroversa, per poter mantenere intatta la prospettiva emotiva.

Questo tipo che ha avuto una buona evoluzione, la sensorialità estroversa è una fonte di equilibrio; lo incoraggia a perseguire obiettivi piacevoli, a dedicarsi all’arte e alla musica, a godere dei buoni effetti che produce sugli altri.

Ma quando questo tipo usa la sensorialità estroversa in maniera difensiva, tutta la sua attenzione andrà alle esperienze dolorose degli altri, nel tentativo di difendere la sua posizione di consigliere e di paladino delle cause altrui.

Le difficoltà degli altri lo sconvolgono, ma lui cerca di tenere sotto controllo le proprie reazioni. Considera importante mantenere ne comportamento calmo e rassicurante. Convinto com’è di riuscire a gestire qualsiasi situazione con la ragione e la comprensione, rischia di avere un problema specifico a esprimere l’aggressività.

Per quanto cerchi di conformarsi ai valori in cui crede – essere un esempio perfetto di persona rispettabile, compassionevole, intuitiva – non è escluso che venga giudicato incapace di sopportare un feedback negativo, specie per quanto riguarda il gruppo o il sistema sociale che rappresenta.

Questo tipo ha bisogno dell’intuizione introversa per riconoscere che le esperienze sensoriali non fanno soltanto parte del passato. Fanno parte di ogni situazione che ci troviamo a vivere. Ci parlano degli aspetti della vita che non trovano spazio nel nostro quadro mentale.

Questo tipo è abituato a usare l’intuizione soprattutto a scopo di empatia, per mettersi nei panni dell’altro. Esercitarla sulla propria identità gli risulta più difficile: fa sorgere troppi interrogativi, lascia intendere che

ogni punto di vista ha una sua validità.

Ma se per fissare la propria rotta questo tipo fa troppo affidamento stilla funzione emotiva, alla fine si ritrova defraudato della spontaneità della vita. La natura sensoriale della cultura popolare può addirittura portare il tipo-limite a sentirsi prigioniero delle stesse realizzazioni per le quali si è tanto adoperato. Probabilmente, giudica i suoi rapporti abbastanza buoni ma non eccitanti, ne capaci di ispirare la passione e la gioia di cui lui va in cerca; e per di più, si sente in colpa per covare questa insoddisfazione. Si sente isolato da se stesso e dalle persone cui tiene, incerto su quello che vuole realmente e su chi realmente lui è.

Bisogna notare che questi sentimenti non sono del tutto ingiustificati. Infatti, quando oppone resistenza agli aspetti della vita che non riesce a controllare, in genere, si incastra in una situazione dove a prendersi cura degli altri è sempre lui. Pur sviluppando una forte dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui, non condivide con nessuno quel che lui è veramente. Sotto l’influenza della terza funzione, tuttavia, non è escluso che si convinca che la soluzione al problema sta nel dare sfogo alle emozioni che si tiene chiuse dentro: fuggire la situazione presente o non lasciarsi condizionare dai sensi di colpa e dalle inibizioni irrazionali.

Al di là di un iniziale senso di sollievo, ben di rado questi sforzi sono coronati dal successo. Dal momento che si tratta di comportamenti difensivi, non producono effetti autenticamente liberatori. Anzi, servono a rinforzare la prospettiva dominante di questo tipo, convincendolo, almeno per un poco, di aver trovato un rapporto più ‘autentico’ o una comunità più accogliente di quella che ha lasciato.

Il tipo che coltiva la funzione secondaria non farà esperienza di impulsi che lo ‘liberano’ dalla prospettiva emotiva. Prenderà invece coscienza dell’esperienza soggettiva cui non è possibile accostarsi attraverso la realizzazione di obiettivi emotivi, un’esperienza che non ha ancora sfruttato né preso in considerazione. Quest’altra parte di sé richiede di essere alimentata in maniera diversa; con la linfa dell’arte e della contemplazione: un modo per assumere una forma propria, al di fuori delle questioni di natura collettiva.

È attraverso il riconoscimento di questa parte di sé che questo tipo trova le sue radici; comincia a sentirsi a casa nel mondo, in modo del tutto nuovo. Diventa più onesto per quanto riguarda i suoi sentimenti, capace di sopportare il dissenso con gli altri e le implicazioni di esperienze di vita radicalmente diverse. Inoltre, vedrà le possibilità autentiche presenti nelle persone, e avrà la voglia e l’energia di farle emergere in un modo che giova anche alla società. Sebbene a volte sia attratto da professioni inerenti la salute, il commercio e le attività di servizio che interessano, lo troviamo più spesso impegnato in attività che definiamo in maniera approssimativa di “cura delle anime”: counseling, psichiatria, psicoterapeuta, insegnamento, impegnato nell’ambito del recupero sociale.

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