Artemide nel mondo moderno: una dea fuori posto

Artemide non si nota un granché nel mondo moderno. Innanzitutto, in città non si sente veramente a casa, poiché lo stile di vita accelerato e tecnologico e tutti quei valori improntati all’ambizione non fanno per lei. Incontrandola in città, dà l’impressione di essere piuttosto timida, magari riservata. Le chiacchiere fini a sé stesse non la interessano, e ha davvero l’aria di voler essere altrove, anziché nel frastuono della strada o in un rumoroso ristorante. Per la potente energia che emana, non è difficile scambiarla per sua sorella Atena. Tuttavia, l’energia che percepiamo in questo caso non è mentale, ma emana dal suo corpo atletico e snello, che adora essere fisicamente impegnato. Un altro indizio è offerto dal suo abbigliamento. La donna Artemide non indossa sofisticati tailleur come fa la maggior parte delle donne Atena, sempre super impegnate. Vestita con un paio di vecchi jeans e una maglietta larga, sembra che abbia appena aiutato qualcuno a fare un trasloco, oppure che stia andando ad allenarsi. Incontrandola a distanza di tempo, può capitare di ritrovarla vestita nello stesso modo informale. I vestiti, intesi come status symbol o come strumenti di seduzione (l’obiettivo di Afrodite), non sembrano avere per lei alcuna importanza. il motivo è semplice: la donna Artemide è collegata al mondo «civilizzato» solo in modo superficiale, e infatti non si sente a proprio agio nella città perché nel profondo appartiene alla natura selvaggia. Per gli antichi Greci, Artemide era la dea delle selve, e il suo ambiente ideale erano le montagne, dove andava a caccia seguendo i ritmi degli animali, in sintonia con i cicli lunari.

La parola chiave per Artemide, quindi, è natura, e in tal senso lei è l’opposto della sorella Atena, altrimenti molto simile, il cui dono oggi è rendere le donne in grado di contribuire in modo importante alla vita intellettuale, politica e creativa delle nostre città, pertanto alla qualità della nostra civiltà (la sua parola chiave). Atena e Artemide, con la loro possente energia e il loro spirito indipendente, hanno molto in comune, sono le due sorelle più vicine tra loro sulla Ruota della dea. Per incontrare la donna Artemide nel suo elemento, bisogna allontanarsi dalla città e dal frastuono delle autostrade, e magari lasciare l’automobile e proseguire a piedi. Allora, potrà capitare di vederla alla guida di un trekking sulle Montagne Rocciose, oppure gestire una fattoria nella California settentrionale, o ancora pronta a immergersi con la muta insieme a un team di biologi marini, o a fotografare la flora e la fauna per conto di qualche rivista.

Alla donna Artemide può piacere uno stile di vita vigoroso, per il quale è molto portata, fisicamente parlando. Il suo fisico è caratterizzato da un’intrinseca giovinezza e talvolta anche da una certa mascolinità. Andando avanti con gli anni, ha comunque un corpo forte ed energico, che mantiene tonico e armonioso. È molto raro trovare una donna Artemide sovrappeso o sedentaria, perché ama camminare, fare jogging, partecipare a sport competitivi, oppure prendersi cura degli animali, fare vela o equitazione, insomma, qualsiasi attività in grado di tenerla all’aperto e in movimento. A causa di questa grande energia fisica e della sua forte volontà di ottenere risultati, gli uomini si sentono spesso in soggezione davanti a lei, che magari corre più veloce, si arrampica meglio o solleva pesi maggiori rispetto a molti di loro. Spesso sembra che possa fare tranquillamente a meno degli uomini. In effetti, nei miti greci più famosi né lei né la sorella Atena hanno un marito o un amante. Da un punto di vista psicologico, questo accade perché entrambe rappresentano un tipo di donna che presenta evidenti qualità «maschili» sin dalla nascita. Se per Atena si può dire che ha una mente risoluta, nel caso di Artemide parleremo di corpo risoluto. Gli uomini che non riescono a stare al passo con il suo stile attivo e fisico, fanno meglio a tenersi alla larga. Nell’ultimo secolo, in America e nelle colonie europee dell’Africa e dell’Asia, molte donne hanno seguito uno stile di vita ispirato ad Artemide. Questo vale in particolare per le donne che, in qualità di pioniere o di colone, hanno sfidato la frontiera occidentale americana. Anne LaBastille, ad esempio, ha raccolto i resoconti delle sue avventure nell’affascinante libro intitolato Women and Wilderness (‘donne e natura’). Alcune delle mogli dei pionieri detestavano l’ambiente naturale e rimpiangevano in continuazione le comodità della costa orientale o dell’Europa, che si erano lasciate alle spalle. Per altre di loro, però, la natura smise di «essere un campo di battaglia e divenne un luogo dove trovarono la propria realizzazione sia personale che professionale», come sostiene Anne LaBastille.

Nel secolo attuale, però, il trend si è invertito, e abbiamo notato che molte donne Artemide sono più frustrate di quanto pensino, soprattutto perché vivono in città. Visto dal punto di vista delle dee, l’ossessione femminile quasi fanatica per il fitness e il body building è un segnale delle enormi riserve di energia Artemide non sfruttata. All’interno di molte atlete cittadine supertoniche c’è un’antica amazzone che desidera ardentemente uno stile di vita completamente diverso. Per fortuna, negli ultimi quindici o vent’anni, molte donne hanno riconosciuto e assecondato questo «richiamo della natura». In Women and Wilderness, un libro che ogni donna che sente Artemide dentro di sé dovrebbe leggere, Anne LaBastille descrive il processo per cui «le donne vivono, lavorano e giocano nella natura per libera scelta, e in numero sempre maggiore».

Artemide è viva e vegeta in mezzo a noi, e sta cambiando la coscienza di molte donne. Pur facendosi notare molto meno rispetto alle sorelle Atena, Afrodite o Era, lei c’è comunque. E grazie alla sua profonda solidarietà con la terra e tutte le creature viventi, che oggigiorno sono seriamente minacciate dalla tecnologia sfrenata, dall’inquinamento e dall’avidità, tra tutte è forse lei la dea che porta il messaggio più importante per l’umanità.

Visioni di nuove comunità

La grande forza della donna Artemide è l’indipendenza, la fiducia in se stessa, e la volontà di riuscire, qualità di cui fa bene ad essere fiera. Solo gli uomini in grado di uguagliarle meritano la sua considerazione. Perché dovrebbe perdere tempo con uomini deboli, dipendenti e insicuri? Loro si sentono minacciati dalla dea in ogni caso, ed è difficile che lei possa trovarli attraenti o abbastanza virili. Quando si tratta di relazioni, Artemide è in totale sintonia con la sorella Atena: entrambe vogliono mantenere a tutti i costi la loro piena indipendenza. Niente rampicanti abbarbicati, cocchi di mamma o adoratori, grazie! Sia Artemide che Atena richiedono ampi spazi, fisici e mentali per fare quello che vogliono. Apprezzano la compagnia, sì, ma di un tipo diverso. Atena vuole un sostegno mentale, qualcuno con cui possa rimuginare sul suo ultimo articolo, o discutere della crisi politica. Anche ad Artemide piace avere un uomo intorno, ma in genere non per il suo cervello. Lei vuole qualcuno che l’aiuti a fissare il palo dello steccato, le passi la corda durante una scalata, o resti con lei, sudato ed esausto, dopo una corsa campestre. Le piace lavorare al suo fianco, godendosi la sensazione di condividere lo sforzo fisico e i risultati. Si potrebbe chiamare una sorta di relazionalità parallela, la comunione di attività condivise. Il fratello di Artemide, il dio greco Apollo, potrebbe offrire un modello per questo tipo di rapporto. Il loro legame mitico suggerisce cameratismo e amicizia, dove ognuno mantiene un’identità forte ma distinta, e un proprio settore di attività. I due conducono vite abbastanza separate, ma allo stesso tempo condividono alcuni passatempi, come la caccia, il campeggio o lo sci. Una moderna Artemide potrebbe lavorare come formatrice per un’associazione escursionistica, mentre Apollo potrebbe fare da consulente e organizzare viaggi naturalistici. Alcune volte gli capiterebbe di lavorare insieme, ma più spesso resterebbero separati per settimane di seguito. Quando tali coppie scelgono di non inquinare il silenzio con delle chiacchiere inutili, il loro legame diviene profondo e intuitivo. Il compagno Apollo riesce a completare la natura selvaggia di lei con il suo amore per la cultura. Come l’inno omerico suggerisce, quando la caccia è finita, lei tornerà a casa per mostrargli un altro meraviglioso lato del suo eros: la danza, il profondo amore per i ritmi della terra e le armoniose movenze del suo corpo flessuoso. E forse, dentro di lei, le lontane terre selvagge tremeranno mentre sogna Pan, l’antico dio dai piedi caprini. Questa parte di sé potrebbe non mostrarla mai a nessun uomo. Ma non è sempre facile per la donna Artemide trovare un uomo indipendente e affettuoso, disposto a onorare la sua forte personalità e il suo amore per la natura selvaggia. Innanzitutto, la sua autostima ferita da quel precoce isolamento dalle coetanee, poi l’esclusione dal gruppo dei maschi, potrebbe averla resa spinosa, diffidente, e piuttosto timida e riservata. Senza rendersene conto, tende ad allontanare gli uomini quando mostrano di volere un rapporto più intimo. In molti modi, la timida o fiera Artemide può arrivare a preferire la compagnia di donne simili a lei, con cui instaurare legami forti. I gruppi femminili e le comunità di donne spesso attirano la donna Artemide delusa dagli uomini. Proprio come questi hanno escluso per secoli le donne dai loro gruppi, in nome del potere e dell’identità, così oggi molte comunità di donne praticano una loro forma di esclusivismo. Come le leggendarie tribù delle Amazzoni, spesso vivono una vita androgina, costruendo, organizzando e finanziando le loro case o fattorie comuni, dove la presenza degli uomini è scarsa o del tutto assente. Per molte di loro si tratta di un’esistenza profondamente soddisfacente e appagante, un esperimento molto creativo che la nostra società deve ancora apprezzare.

Nel libro Le dee dentro la donna, Jean Shinoda Bolen vede Artemide come l’archetipo che soggiace al movimento femminista, con la sua forte enfasi sulla «sorellanza». Indiscutibilmente Artemide è un potente fattore aggregativo per le donne che desiderano vivere in modo alternativo, anche se riteniamo che il contributo intellettuale di Atena rivesta altrettanta importanza per il femminismo. Non c’è dubbio che, insieme, queste due dee sono all’origine di una delle rivoluzioni sociali più importanti del nostro tempo.

Paure maschili: il cacciatore o la preda?

Per un uomo, avere una relazione con una donna Artemide può essere una bella sfida. Per prima cosa, può capitare che lei rifiuti bruscamente l’intimità (anche se non il sesso) lasciandolo spiazzato. Ma la cosa più inquietante è che la sua autosufficienza e durezza possono suscitare in lui oscure paure dell’antica Cacciatrice, o altre immagini della Madre Terribile. Molta letteratura psicoanalitica sul cosiddetto «complesso materno» del maschio riporta numerosi dibattiti sulle paure irrisolte della «madre divorante» risalenti all’infanzia, che Robert Bly ha brillantemente associato alla Madre dentata. Il mito dell’incontro tra Artemide e il cacciatore Atteone, violatore della sua privacy, dice molto sui loro diversi punti di vista. Il lato esposto e fragile di Artemide si sente sicuro solo lontano dagli uomini e dalla civiltà: la Dea Vergine è la foresta vergine. Artemide riecheggia le immortali parole di Greta Garbo «Voglio stare da sola». E lei deve averlo chiaro questo bisogno, che non ha nulla di patologico: Artemide si ritira per rigenerarsi alla fontana della giovinezza della Grande Madre. Quando però un uomo, in questo caso Atteone, vuole conoscere la «nuda» verità della Grande Madre, deve essere pronto a conoscere la vita e la morte, la bellezza e la crudeltà. Se la incontra nel mondo colto del fratello Apollo, simbolo di luce, ragione e moderazione, lei gli mostra il lato bello ed elevato della sua natura. Ma se lui la cercherà nel profondo della foresta, la incontrerà sotto forma di «natura dai denti e dagli artigli insanguinati». Il destino di Atteone, il cacciatore cacciato e dilaniato dai suoi stessi cani, ricorda un dio greco molto vicino ad Artemide, Dioniso. Il classicista e filosofo Friedrich Nietzsche fu il primo a stabilire che Dioniso è in realtà il fratello oscuro di Apollo. Per i Greci, Dioniso era il dio del vino, dell’estasi orgiastica e della follia divina, considerato, come Artemide nella foresta, Signore degli animali. In origine divinità matriarcale del ciclo annuale e figlio divino della Grande Madre, moriva ogni anno, smembrato con un rito sacrificale. Il suo corpo e il suo sangue erano sparsi in un rituale atto a garantire che la vita sulla terra si sarebbe rinnovata. A riprova di ciò, rinasceva con l’arrivo della primavera. Nelle successive riprese del suo culto, un animale veniva cacciato al suo posto dalle sue seguaci, le frenetiche Baccanti, che lo facevano a pezzi. Questa sanguinosa pratica, evocata nella splendida tragedia di Euripide Baccanti, doveva essere il residuo di un sacrificio animale tra le tribù di caccia. Vestite di pelli di daino, e lanciando urla feroci, le baccanti ricordano Artemide e le sue ninfe selvagge. In quest’opera, una vittima umana, Penteo, viene dilaniata per aver abbandonato le religione di Dioniso. Molti film moderni, scritti e diretti da uomini, sono tentativi, per quanto grotteschi, di venire a patti con la paura maschile della Madre dentata e lo smembramento di Dioniso. Questo è l’aspetto che affascina nel film Psycho di Alfred Hitchcock e in Vestito per uccidere di Brian De Palma, in cui gli assassini sono ossessionati dal femminile, associato alla morte. In entrambi, sia le donne che gli uomini appaiono armati di coltello. Lo spaventoso ruolo di Glenn Close in Attrazione fatale rispecchia questa tipologia, come pure quello di Isabella Rossellini in Velluto blu. A prescindere se l’assassino sia maschio o femmina, siamo nel regno archetipico di Artemide e Dioniso, i cacciatori che uccidono. I loro cugini indù o equivalenti sono Shiva e Kali, con i loro coltelli grondanti sangue, cadaveri e membra mozzate. Per un uomo, penetrare a fondo i misteri di Artemide richiede una sorta di coscienza dionisiaca, caratterizzata da un certo grado di androginia e dalla volontà di dominare il proprio terrore della Madre Morte. Alcuni tipi di sciamani, terapeuti e guaritori sono preparai per un simile apprendistato con la Madre Oscura, ma per la maggior parte, leggende come quella della morte di Atteone e del destino di Penteo suonano a monito a tenere il naso fuori. Allo stesso modo, per una donna approfondire questo lato della sua natura Artemide richiede di accettare il potere primitivo della sua sete di sangue e l’effetto che può avere su un uomo – la donna Atena deve fare lo stesso con la Medusa.