Chi è Persefone? Una dea sfuggente

Una donna Persefone, al primo incontro, potrebbe lasciarci indifferenti: non che le manchi la presenza o sia timida, ma è piuttosto umbratile. È vero, spesso ha un volto sorridente e dei modi affascinanti, sembra attraente e desiderosa di piacere, ma il suo è un fascino parti-colare, che non ha nulla a che vedere con la luminosità di una donna Afrodite né con la spontanea cordialità di una Demetra. In un certo senso sembra quasi che la donna Persefone sia restia a imporsi con troppa forza. Non ha la stessa solidità di intenti di Artemide, quella sua atletica prontezza nel dirigersi da qualche parte, né le solide basi dell’imperiosità di Era o dell’onestà intellettuale di Atena. C’è come un’evanescenza che le aleggia intorno, che non ha nulla a che fare con il corpo, e quasi ci fa pensare che parte di lei sia altrove. Eppure, allo stesso tempo, è così istintivamente in sintonia che sembra quasi essere presente nei nostri stessi pensieri. Alcune donne Persefone possiedono un’aura quasi trasparente, una sorta di vulnerabilità spirituale. Per tutti questi motivi le donne Persefone non hanno una tipologia corporea comune: possono essere piuttosto magre, addirittura fragili, ma anche sovrappeso e trascura-te. Ci viene il sospetto che siano piuttosto a disagio con il loro corpo e forse anche con la sessualità. Tuttavia non hanno scelto l’indipendenza intellettuale di Atena o il modo di fare di Artemide come compensazione. Nella loro fragilità percepiamo un desiderio ardente di calore e profonda intimità, sebbene spesso sia difficile dire se ciò che desiderano veramente è un’intimità spirituale o fisica. Già si comincia a percepire l’aura di mistero che circonda la donna Persefone, un segreto legame con gli spiriti e una profonda ambivalenza verso un mondo che intenzionalmente non la capisce. Forse, se guardassimo più da vicino, ci accorgeremmo che la sua attraente esteriorità non è altro che questo, un involucro esterno astutamente progettato per proteggere e nascondere un’intensa interiorità.

Persefone, la donna mediale

 Per gli antichi Greci, Persefone era la lontana Regina degli inferi che sorvegliava le anime dei defunti, le ombre, ma era anche conosciuta come la fanciulla, o Kore, che venne sottratta alla madre Demetra. Il modo in cui Ade la portò nel mondo sotterraneo è una delle storie più famose di tutta la mitologia greca.

Il mito descrive perfettamente il modo in cui l’innocente fanciulla Persefone giocava, un giorno, insieme a tutte le figlie di Oceano, tra cui Atena e Artemide. All’improvviso la terra si spalancò e apparve Ade, il grande Signore della morte, che con il suo carro la trascinò giù negli inferi, urlante, per farne la sua sposa. Che cosa sono gli inferi? Nel linguaggio della moderna psicologia

si chiamerebbe l’inconscio. Così Persefone è stata risucchiata non solo nell’inconscio, ciò che è sconosciuto, tutto ciò che è represso e oscuro (Freud) ma ancora più a fondo, nell’inconscio collettivo, il mondo delle sovranità e dei poteri archetipici (Jung). Una ragazza, o una giovane donna, può fare quest’esperienza in di. versi modi. Una tragedia, che capita nel corso dell’infanzia, può gettarla in uno stato di depressione, di cupo isolamento, in cui viene assorbita da pensieri ossessivi verso un genitore o un fratello che ha perduto. Segretamente può cullare la fantasia di ritrovare la persona defunta visitando un cimitero, che la porti giù in un qualche mondo sotterraneo degli spiriti. Questo è ciò che accadde a una bambina di dodici anni che venne in terapia da noi dopo che il padre era morto di cancro. Sua madre era preoccupata per il suo comportamento solitario e l’incapacità di piangere. Sola nella sua stanza aveva preso a disegnare immagini macabre di scheletri e cimiteri. Quando riuscì finalmente a parlare dei suoi disegni si capì che aveva fatto visita alle tombe del cimitero di fa-miglia, e che aveva avuto varie conversazioni con i defunti, in partico lare in merito al modo in cui erano morti. Verosimilmente, aveva conversato con gli spiriti della sua famiglia fino a sette generazioni indie-tro. Era stato un incontro profondo con quell’aspetto dell’inconscio collettivo che Jung chiamava psiche ancestrale: è risaputo che molti popoli primitivi adorano e interrogano gli spiriti degli antenati. Per un certo tempo, ammise, aveva contemplato l’idea del suicidio per raggiungere il suo adorato padre ma gli scambi con il padre defunto e con gli spiriti ancestrali l’avevano convinta a non togliersi la vita. Ben presto riuscì a sfogare un po’ del dolore che aveva congelato durante il suo soggiorno nella terra dei morti. La depressione e l’isolamento, con o senza fantasie suicide correla-te, possono di fatto accompagnare una perdita, una separazione o un trauma violento, a qualsiasi eta. La discesa agli inferi, quindi, non è una Prerogativa dell’infanzia, Potremmo trovarci risucchiati nel regno grigio di Persefone dopo un divorzio doloroso, un trasferimento forzato in una zona lontana del Paese, un aborto, la perdita del lavoro, essendo gli unici sopravvissuti di un incidente d’auto o di qualunque grave trauma. Si tratta sempre di una sorta di morte, se non fisica, psicologica. Dopotutto questo è ciò che la maggioranza delle perdite sono: l’energia legata all’immagine di una persona, un luogo o uno stile di vita che amiamo, viene strappata via violentemente e veniamo gettati in un enorme e vuoto deserto emotivo. Freud caratterizzava ogni de pressione come una specie di lutto per l’oggetto d’amore perduto.

La sparizione di un oggetto d’amore in un deserto vuoto viene espressa in un vivido linguaggio simbolico con la discesa agli inferi. Il conforto che ci dona il mito di Persefone è sapere che esiste una figura che presiede a questi terribili periodi di perdita di energia e che ci protegge finché non siamo pronti a ritornare alla normale vita quotidiana. Tutta l’energia vitale che perdiamo durante la depressione e le esperienze dolorose, metaforicamente se ne «va negli inferi». Come spesso diciamo ai pazienti in lutto, una parte di noi accompagna sempre la persona che abbiamo perduto, o il legame affettivo, negli inferi.

Quando questo accade, quella parte di noi non è momentaneamente disponibile per la vita normale, l’unica cosa da fare è rispettare questo processo, senza provare a tirarci su in maniera forzata e artificiale. Naturalmente se una gran parte di noi resta perpetuamente negli inferi, una simile discesa diventa patologica, e quando questo accade Ci stiamo avvicinando a quella che clinicamente si chiama depressione cronica. Dal nostro punto di vista, invece, la depressione temporanea è il modo sano e naturale di accompagnare ogni tipo di perdita. Sono questi gli eventi naturali di Persefone che tutti possono provare, uomini o donne, giovani o vecchi, allo stesso modo. Ma la donna la cui vita si identifica completamente con Persefone, di solito ha subito un trauma particolarmente grave nella prima infanzia, che ha tinto indelebilmente il suo punto di vista psicologico sulla vita. Una tragedia smisurata, accoppiata a un’eccessiva sensibilità e un ego fragile, creano lo schema della giovane fanciulla che viene così potentemente e frequentemente trascinata negli inferi da sentirsi obbligata, pare, a passarci metà della sua vita. La struttura mitica parla non di una depressione temporanea ma di uno schema cronico di coscienza doppia o divisa. Tanto per cominciare una ragazza o giovane donna di questo tipo sarà chiaramente un’iniziata molto riluttante verso gli oscuri regni della psiche. Tutto avviene in maniera troppo improvvisa, spontanea, inaspettata. Assolutamente inerme rispetto alla situazione, scopre che deve imparare a vivere in due mondi radicalmente opposti: quello della vita e della luce, rappresentato da sua madre, Demetra, e quello delle ombre e della morte, rappresentato da Ade. Così si sente divisa nella sua lealtà, nella sua sovranità e nella sua visione delle cose. Vede entrambe le parti: quello che può essere rivelato e quello che deve essere tenuto segreto, deve essere leale sia nei confronti dei vivi che dei morti. È un peso enorme, una grave responsabilità che è sua, e sua soltanto. Per la donna Persefone c’è sempre un avvenimento tragico, all’inizio della sua vita, che la distoglie dai sani e innocenti giochi delle sorelle Atena e Artemide. Può essere la morte prematura di un genitore, maltrattamenti, una grave malattia, un genitore schizofrenico o alcolista o anche una nascita particolarmente complicata. Non sono mai solo delle cause ma sono gli eventi fondamentali che predispongono la giovane Persefone per la prima discesa nel regno dei defunti che era comunque destinata a fare, prima o poi.

Jon Kilmo, nel suo recente libro Channeling, ci fa notare che i dati in nostro possesso sui canali o i medium mostra una certa correlazione tra un’infelice esperienza infantile e lo sviluppo di queste facoltà. Pur non avendo valore universale, ciò suggerisce che l’infanzia possa essere il periodo adatto per un primo «rito di passaggio» nel mondo degli inferi. Se la giovane Persefone non riconosce subito il profondo effetto di quel primo incontro con l’aldilà della morte e degli spiriti, se ne ripresenterà l’occasione durante l’adolescenza o la prima giovinezza. Si scoprirà predisposta agli incidenti o attrattiva per persone con seri problemi, gravi malattie o un comportamento violento, potrebbe venire brutalmente aggredita, se non addirittura stuprata, la droga potrebbe fare improvvisamente la sua comparsa nella sua vita, oppure può rimanere coinvolta in incidenti quasi fatali o perdere una serie di amici in questi incidenti. Può sembrare che sia rimasta vittima di una maledizione improvvisa ma in realtà è solo Ade che ritorna nella sua vita a reclamare la sua sposa, che aveva già invitato molto tempo prima. Se è fortunata la sofferente Persefone troverà la strada verso un buon terapista che ne comprende la discesa e che non la rende paurosamente reale con medicine e soggiorni in ospedale. Potrebbe incontrare una donna più grande che è una veggente e che la aiuterà a capire che il suo travolgente destino è un ‘iniziazione al regno della morte, alla vocazione di curare, alla canalizzazione o verso un lavoro psicologico di qualche tipo. Stranamente invecchiata prima del tempo, un’anziana prima di esSere pienamente una fanciulla, Persefone è spesso molto più matura della sua età. Esteriormente ha ancora l’aspetto innocente di una fanciulla, una sorta di adattamento congelato all’immagine della sua perdita, ma interiormente si sente caricata da conoscenze che riesce a malapena a sopportare.

Il tramonto degli dèi?

 Comprendere il significato della discesa di Persefone e il suo legame con il regno dello spirito è molto importante, soprattutto oggi. Migliaia di donne (e anche qualche uomo) stanno attualmente scoprendo un talento medianico verso il cosiddetto channeling (o canalizzazione). Inoltre è impossibile non notare una certa epidemia di entusiasmo per la metafisica, i Tarocchi, l’astrologia, le guarigioni e la meditazione- tutti approssimativamente riuniti sotto la bandiera della New Age. Per tu di questa è anche la molto rinomata rinascita dei movimenti carisma. te atra le varie comunità cristiane e la straordinaria diffusione di pratiche orientali come il Buddismo, Induismo e il Sufismo, in tutto l’occidente. Forse, come sosteneva il defunto John Campbell, la massima autorità su miti e religioni, quello che stiamo osservando con l’affiorare ovunque della coscienza di Persefone, di cui siamo attualmente testimoni, sia il «tramonto degli dei»? In uno dei suoi ultimi saggi, scritto poco prima di morire, Campbell sollevò la possibilità che gli antichi dei stessero morendo e che i nuovi si stessero facendo strada dall’inconscio collettivo per sostituirli, mentre l’umanità si avvicina a un’era nuova di zecca. Se è così, da un punto di vista junghiano, significherebbe che le precise strutture ed energie dell’inconscio profondo che simbolica. mente percepiamo come «dèi» e «dee» stanno attraversando un cambiamento profondo. Allora, il tipo di persona che è più sensibile a questi cambiamenti, la veggente o il tipo medianico che chiamiamo donna Persefone, si troverà al centro di questa tremenda eruzione di nuovi poteri psichici e spirituali. Ma per quanto importante e opportuna questa emergenza della coscienza di Persefone possa essere è carica di tensione e piena di insidie. Come accade con tutte le altre tipologie di dea, quando una donna moderna vive solo la sua natura di Persefone senza provare o integrare le energie delle altre dee, si espone a una considerevole sofferenza. Vivere la maggior parte della propria vita tra i «defunti» può costituire uno stress enorme su ogni donna (o uomo) che non abbia un temperamento medianico, soprattutto quando le sue esperienze vengono fraintese o temute, come spesso accade. Più di ogni altro tipo di dea, la donna Persefone può provare una profonda alienazione, qualcosa di simile all’esaurimento, se la sua natura e la sua vocazione non vengono riconosciute. Soprattutto è importante che possa chiedere aiuto alle altre dee perché le donino equilibrio e la nutrano. Da Demetra può avere bisogno di un senso del corpo e della terra che la tengano a terra, da Atena una certa oggettività sulla natura distruttiva dei suoi doni e così via. Perché di fatto gli inferi sono essenzialmente un luogo degli spiriti, e questo significa che vengono a mancare, ahimè, il calore, la sostanza o ciò che la maggior parte di noi chiamerebbe realtà. Come la donna Persefone o medianica si relazionino a questo regno, con le sue minacce di dissociazione, follia e disperazione, pone pertanto una sfida suprema alla nostra comprensione psicologica.

La doppia vita di Persone: una crescita assurda

Sfortunatamente, la maggior parte delle donne Persefone crescono con poca, se non nessuna, prospettiva sulle loro caotiche esperienze interiori e le percepiscono più come una maledizione che come un dono. Perché essere psichicamente in sintonia con le realtà che sono te. mute e negate dalla maggior parte della gente, può facilmente gettarle in un vero inferno. Spesso la giovane Persefone viene allevata in un ambiente che è profondamente intollerante delle sue strane manie e co-sì, per sopravvivere, impara a isolarsi in se stessa e nei suoi segreti incontri paranormali. Tragicamente, più si comporta in questo modo e più la sua famiglia ritiene il suo atteggiamento sospetto e minaccioso. Alla fine, se non riesce a conformarsi sufficientemente alle norme della famiglia, diventa la proiezione di tutto ciò che ritengono oscuro e alieno, la «figlia problematica» che è strana perché non si adegua. Quindi, più i genitori e i fratelli la stuzzicano e più lei si isola; più lei si isola e più conferma la loro peggiori paure. Una volta, lo psichiatra R.D. Laing, ha descritto il caso di una giovane adolescente che poteva starsene seduta delle ore nella sua stanza guardando un muro vuoto. I suoi genitori riuscirono a farla internare in un ospedale psichiatrico per via del suo comportamento antisociale (gli adolescenti «normali» guardano la televisione o escono, naturalmente). In ospedale venne etichettata dagli psichiatri, a cui non sapeva spiegare perché si comportava così, come schizofrenica. Laing commentò che in una cultura diversa, guardare per ore un muro vuoto viene considerato una forma di meditazione, infatti è esattamente così che meditano i monaci Zen. Due decenni fa, gli psichiatri radicali R.D. Laing e David Cooper, dimostrarono che la psichiatria convenzionale spesso collude con una famiglia disturbata, che rende il figlio isolato e squinternato il capro espiatorio. Gli inferi, in cui queste e le altre Persefone vengono risucchiate, spesso sono un retaggio di qualche vecchio segreto familiare – incesto, follia, prostituzione o illegittimità, ad esempio – un pozzo nero il cui coperchio è rimasto ben chiuso per generazioni.

Profondamente disturbata dai pensieri «proibiti» nella sua famiglia – «non si deve parlare della prozia Hedda» – Persefone non riesce a spegnere il suo sensibile radar inconscio. Questi pensieri proibi. ti creano un inferno silenzioso di incubi spontanei che riesce a malapena esprimere chiaramente. Quello che in realtà può inconsciamente raccogliere in modo piuttosto paranormale sono i frammenti caotici di questi segreti gelosamente conservati e sepolti in quello che Jung chiamava l’inconscio ancestrale. Soffre come la principessa Cassandra nell’Iliade di Omero, la cui profezia sul famigerato cavallo di Troia nessuno ha voluto credere. I fatti della vita, gravi e inspiegabili, di molte Persefone moderne, sono che devono vivere e muoversi in due mondi ugualmente inospitali: il freddo e imprevedibile mondo dell’inconscio e l’indifferente e alienante mondo reale. Di conseguenza anche la sua personalità è duplice: possiede un’innocente e appropriata maschera esterna e una ricca e intensa seconda vita di cui ben pochi sapranno mai niente e il cui significato sarà un tormento eterno finché non riuscirà a venirci a patti. Perché, che ne sia consapevole o meno, la donna Persefone ha un’intensa vita interiore, che per senso di protezione, raramente rivela a qualcuno. Quando è sola con se stessa – che è ciò che desidera di più – scrive sul diario segreto, dipinge, inventa storie fantastiche o segretamente indulge nelle sue visioni e in diverse forme di meditazione. Se arriva a essere disperata per la sofferenza dell’umanità intorno a lei, può farsi tentare dal mondo puro e limpido del viaggio astrale, una forma di meditazione estrema, in cui si abbandona il proprio corpo. Crescendo la giovane Persefone può trovare la sua strada verso l’oc-cultismo o lo spiritualismo tramite un buon amico «squinternato» o la biblioteca locale. Naturalmente i suoi studi saranno un segreto ben man-tenuto, anche se finalmente si sente rassicurata dal sapere che non è strana o anormale, ma semplicemente «diversa» in senso positivo. Le informazioni base sulla natura dello psichismo possono aiutarla a riconoscere che quando, nei suoi sogni a occhi aperti, raccoglie di verse informazioni sulle onde radio interiori di fatto è molto telepatica. Se sperimenta con la tavola Ouija, la scrittura automatica, o se tiene un diario dei sogni può velocemente rendersi conto che ha tutti requisiti di una medium o di una canalizzatrice. In un mondo in cui l’estrema sensibilità e permeabilità del suo ego la portano spesso a temere di perdere il senso profondo di ciò che è, queste pratiche semi brano in grado di darle un più solido senso di identità.

Raramente però riconoscere la propria natura paranormale in sé per sé è sufficiente per sopravvivere nel mondo. La maggior parte del. le donne Persefone scivolano impercettibilmente nel mondo reale, con un po’ di aiuto da parte di Atena, Demetra o Afrodite, presenti nella loro costituzione. Trovano lavoro, diventano mogli e madri oppure si realizzano in un mestiere assistenziale, come l’infermiera. Sono cordiali, molto in sintonia con le esigenze e i sentimenti degli altri. La bambina archetipica che si portano ancora dentro irradia bellezza e ottimismo, così spesso risultano più attraenti nella loro versione pubblica. Alcune giovani Persefone, che sviluppano una sufficiente capacità di gestione dei loro mondi interiori, graviteranno verso la carriera di psicoterapeuta e terapista, forse iniziano il tirocinio come guaritrici. Quelle che sono più sicure dei loro doni possono avviare un’attività di successo come astrologhe o cartomanti, oppure addirittura come insegnanti di metafisica. Altre ancora si affermeranno come artiste visionarie o artigiane di qualche tipo. Esteriormente tutte queste occupazioni sembrano il modo ideale di contenere la connessioni medianiche allo spirito e all’inconscio della giovane Persefone perché in un certo senso le donano una forma e una struttura socialmente omologata, in cui si sente sostenuta e al sicuro. Tuttavia, a meno che la prospettiva del suo addestramento sia vasta e profonda, non funzionerà. Tutto ciò che la giovane Persefone alla fine può fare è adottare una nuova e affascinante immagine pubblica, un ulteriore adeguamento alla necessità di essere nel mondo, che lascia la sua profonda vulnerabilità interiore fondamentalmente intoccata. La sua discesa non è stata ancora compiuta e questo significa che la pena e il dolore per il suo trauma non sono ancora finiti, né ha pienamente posseduto le sue fantasie di morte. Di conseguenza nessuna dose di competenza psicologica o metafisica possono rimediare a questo fatto: la vittima sofferente che ha dentro sta ancora gridando. Uno dei segnali che rivelano che la donna Persefone non ha ancora completato la sua discesa è che sembra restare sempre giovane. Continuerà a portare i capelli lunghi e sciolti, anche dopo i quarant’anni, e a indossare gonne e camicie larghe e fiorate. Nei centri per la crescita spirituale New Age è la norma, naturalmente, quindi nessuno ci fa caso. Ma il vero indizio è che la sua maschera facciale spesso non mostra nemmeno una ruga, dovuta all’età o allo stress, anche quando ha già raggiunto la mezza età. Tende a mantenere una fioritura giovanile che rende difficile indovinare la sua vera età.

Nelle sue estreme manifestazioni gli psicanalisti hanno definito schizoide, che significa semplicemente «scissione», questa separazione tra la maschera esterna e la vita interiore quasi irraggiungibile. Le origini di questa fondamentale separazione sono state oggetto di dibattito per decenni ormai, ma alcuni analisti le fanno risalire alla nascita stessa e ciò suggerisce una fondamentale assenza di legame affettivo con la madre. Questo corrisponde esattamente al linguaggio archetipico del mito greco, in cui Persefone è la figlia che ha perso la madre e che vive la sua vita altrove. Ma quando le piene implicazioni di questa agonizzante e abissale separazione non vengono accettate, la Fanciulla dentro di lei resta congelata, ferma all’orrendo momento della separazione dalla Madre, con le sue buie profondità ancora non scandagliate, la sua oscurità non riscattata.