La donna Demetra oggi

La donna Demetra, tra tutte le tipologie di dea, è la madre. Ma non è solo la madre in senso biologico, perché non è il fatto di avere figli che la rende così materna, quanto piuttosto un atteggiamento, un istinto a prendersi cura di tutto ciò che è giovane, piccolo, bisognoso e indifeso. L’amore di Demetra è una forma di altruismo, di dedizione totale verso il dare e il nutrire, che tutti noi riconosciamo, seppur vagamente, nell’espressione essere madre.

Naturalmente può anche darsi che non ci sia capitata in sorte una madre simile, forse la conosciamo solo attraverso l’archetipo che Erma Bombeck definisce «la madre di tutti gli altri». Ma anche se non ne abbiamo avuto esperienza diretta, il desiderio profondo, l’irremovibile fantasia verso quel caldo, appagante e avvolgente abbraccio rimane.

È molto importante cogliere l’unicità dell’essere madre di Demetra.

Quell’inesauribile energia che abbiamo notato deriva dalla sua totale dedizione all’obiettivo: vive quasi esclusivamente per i suoi figli, è reperibile letteralmente ventiquattrore su ventiquattro, sette giorni su sette.

Niente illustra meglio l’idea di Jung per cui gli archetipi sono fonti impersonali di energia, della donna Demetra, che sebbene sia sempre impegnata a dare, ai figli, al compagno o compagna, a ogni amico che passa da quelle parti, non sembra mai stanca, né dedicarsi a sé stessa. È il suo modo di essere, spontaneo e istintivo, non c’è traccia di ego da parte sua:

se vede una bocca aperta, la riempie, un bambino che piange, lo consola, una mano che sanguina, ci mette un cerotto.

Vicina come temperamento ad Afrodite, il suo opposto nella Ruota della dea, Demetra è governata dall’amore – non dall’indipendenza come Atena e Artemide, o dal potere come Era e Persefone. Come Afrodite vive per gli altri, si dà agli altri, si perde negli altri, gli altri sono fonte della sua soddisfazione, non sé stessa. La sola differenza tra Demetra e Afrodite, per quanto riguarda l’amore, è che per Afrodite l’altro è l’adulto amato mentre per Demetra è il figlio.

Simbolicamente Demetra rappresenta tutto ciò che ha a che fare con la terra e il regno vegetale. Per gli antichi greci era la dea delle messi e del mistero del seme, che quando viene piantato, cresce e diventa nuova vita e cibo.

Una donna Demetra sana è sempre in contatto con la realtà fisica, ovvero il corpo e le sue necessità, che si tratti di cibo, vestiti per stare caldi, dormire a sufficienza, malattie o ferite. Sembra trovarsi in naturale sintonia con tutti gli istinti base che appartengono alla nostra natura animale e corporale. In questo senso è molto diversa da Atena, la cui consapevolezza è invece mentale e spesso piuttosto alienata dal corpo. L’istinto di Demetra nutrice si può facilmente riconoscere nelle bambine che giocano con le bambole, nelle sorelle maggiori che si divertono ad aiutare la mamma con il fratellino appena nato. Non tanto nelle Artemide, che saranno fuori a giocare con i maschi, o nelle Atena, con il naso affondato in un libro, o nelle Era che stanno organizzando un circolo di cui saranno il capo. Quando Demetra costituisce un’influenza forte in una ragazza giovane, la renderà dolce, con un temperamento amabile che affascina tutti coloro che la conoscono.

Poiché la giovane Demetra si identifica tanto con sua madre, la relazione tra le due sarà quasi simbiotica: i valori materni saranno assolutamente i suoi e anche i sogni saranno senza dubbio gli stessi. Qualunque sia lo stile di dea della madre, la giovane Demetra si conformerà e se la madre è brava in cucina la figlia eccellerà, se la madre alleva cuccioli di razza anche lei lo farà. Ma soprattutto la figlia idealizzerà lo stile domestico della madre e il modo in cui alleva i figli, non vedendo l’ora che arrivi il momento di replicare la casa e i figli allo stesso modo (quando accade che una madre non fornisce alcun modello per la giovane Demetra, questa sarà obbligata a diventare la madre di sua madre, dovrà «portare» sua madre a livello emotivo, diventando vecchia e seria prima del tempo. Poiché ha provato un po’ della “perdita della madre” di Persefone da piccola, potrebbe compensare questa perdita sposandosi e avendo figli quando è ancora abbastanza giovane.

Nella giovane Demetra sana, tuttavia, gli orizzonti mondani saranno piuttosto limitati dalla sua fissazione per la casa e la famiglia. Durante l’adolescenza, alle sue sorelle divine più ambiziose, sembrerà una ragazza dolce ma piuttosto pantofolaia.

L’adolescente Demetra non ha niente contro il sesso opposto. La sua sessualità, quando è in fiore, di solito è piuttosto naturale e poco complicata, addirittura grossolana ma ogni tanto rischia di renderla troppo attenta alle esigenze del partner, a scapito delle sue. È l’eterna indole da nutrice che la porta a mettere sempre l’altro davanti a sé. Spesso è attraente come le sue sorelle Afrodite ma in modo meno consapevole, stare ore davanti allo specchio non fa per lei, il suo motto è «Sii te stessa».

Verso la fine dell’adolescenza, la giovane Demetra può già avere un ragazzo o una ragazza con cui fa sul serio, quello che alla fine sposerà.

Al contrario della giovane Era, Demetra non si sposa per la posizione o il prestigio, di conseguenza non è attratta dal «giovane uomo, o dalla giovane donna, che molto probabilmente avrà successo» ma è sostanzialmente alla ricerca di un genitore degno e affidabile per i suoi figli, che riesca a provvedere a tutti loro. Anzi, può anche essere piuttosto ingenua a proposito del suo lavoro e delle sue entrate personali, che cerca di delegare al partner. Non fa parte della sua coscienza l’idea di indipendenza e di avere una carriera, nel modo in cui ad Atena, Artemide ed Era viene così naturale.

Nell’antica Grecia, Demetra era la Dea Madre principale e aveva la speciale funzione di presiedere a tutte le forme di riproduzione o rinnovamento di vita, soprattutto delle piante. Demetra mantiene molte delle caratteristiche di questi primi culti: è la dea della fecondità, della fertilità, della rigenerazione, ha un’identità mistica con la sua sorella degli inferi, la Regina dei Morti, dà alla luce un Figlio Divino che rimane il suo giovane consorte piuttosto che diventare un marito o un maturo pari.

Il simbolo centrale di Demetra era il fascio di grano e nei misteri di Eleusi, una sola pannocchia di granoturco. Avremo molto da dire sul simbolismo del fiore, il frutto e il seme che la rende la nostra Signora delle piante. Il suo animale di terra sacro era il maiale – spesso usato in tutto il mondo per i sacrifici alla fertilità per il suo utero multiplo.

Il suo animale di mare sacro era il delfino.

Si dice che il culto di Demetra sia arrivato in Grecia da Creta, attraverso la cultura micenea del Peloponneso. Se fosse vero sarebbe una diretta discendente della Dea Madre cretese che fiori con le sue ancelle, le sacerdotesse dotate di serpenti, e il culto del toro durante il terzo e il secondo millennio a.C. In altre parole, Demetra rappresenta la sopravvivenza della religione matriarcale e dei suoi valori nell’ambito della cultura guerriera e patriarcale della Grecia classica. Il miracolo fu che il tollerante pluralismo religioso dell’epoca non la soppresse, anzi, come spiega lo storico religioso Mircea Eliade, la religione di Demetra andò a complementare lo spirito patriarcale dominante del culto dello Zeus olimpico.

Il santuario di Demetra a Eleusi, dove venivano celebrati i suoi misteri, fu attivo per circa duemila anni. Nel 396, il «più antico e importante centro religioso in Europa» come lo definisce Eliade, venne distrutto da Alarico il Goto. Sulla sua scia arrivarono gli «uomini in nero», i monaci cristiani. Una certa «Santa Demetra», locale e non canonizzata, sopravvisse tuttavia alla soppressione cristiana ed è conosciuta ancora oggi. Eliade ipotizza che lo spirito dei Misteri non spari completamente mentre Ezra Pound era convinto che le celebrazioni primaverili dei trovatori dei kalenda maia e la loro venerazione cortese de «la signora» facesse capo a vestigia del culto eleusino che sopravvissero tra la gente di campagna in Europa.

La ferita di Demetra

Per quanto questa immagine di Demetra, come madre soddisfatta, sia adorabile è ben lontana da rappresentare un modello universale per la maggioranza delle madri moderne, immerse nelle società urbane occidentali. Le esigenze economiche e fisiche, dettate dalla semplice sussistenza, spesso richiedono che la donna incinta lavori fino al giorno del parto. Le visite prenatali all’ospedale o alla clinica si concentrano sugli aspetti puramente fisici, mai su quelli emotivi legati alla prossima nascita.

Dopo l’incubo delle pratiche legate al parto moderno la neomamma è spesso obbligata, di nuovo per ragioni economiche, a tornare al lavoro quasi immediatamente. A meno che non sia economicamente privilegiata, raramente può permettersi di togliere tempo al lavoro per formare quel prezioso legame affettivo con il suo bambino appena nato.

Diventare madre, nella maggioranza delle società occidentali è, come sottolinea Germaine Greer nel suo libro Sex and Destiny, scendere precipitosamente di status economico e sociale e diventare, da molti punti di vista, un ‘emarginata.

Anche in qualcosa di così tipicamente banale, come le soap opera in televisione, avere un bambino significa essere eliminata dai giochi, non fare più parte dell’azione. I principali giocatori in questa versione della realtà contemporanea sono Atena, Era e Afrodite con i loro infiniti battibecchi e competizione.

Com’è potuto accadere che le sacre funzioni di Demetra siano state sminuite e trascurate fino a questo punto dal mondo moderno?

Da secoli ormai l’Europa e l’America urbana sono state governate dall’etica protestante del duro lavoro e dell’ambizione di Atena insieme alla presunzione borghese di Era. Demetra, la madre, come ogni altro aspetto legato all’allevamento dei figli, sono impercettibilmente e spudoratamente controllati.

L’accesso al mondo adulto è duramente razionato in termini di tempo, e in ogni caso quella in cui entra il bambino non è la realtà adulta ma una sorta di terra di nessuno della comunicazione. Le madri, che sono profondamente coinvolte dall’esplorazione dell’intelligenza e della personalità infantile che si sviluppa, hanno tutto il diritto di considerare questa generalizzazione un’ingiustizia, ma devono rendersi conto che condividono lo stesso ostracismo del bambino.

Nella psicologia della dea si può dire che a Demetra è stato richiesto di assumere un ruolo che strettamente appartiene a un’altra dea greca, Estia (la Vesta romana). Per molti versi Estia simboleggia un bisogno molto importante delle donne moderne, l’esigenza di mettersi al centro, vicino al sacro fuoco del focolare, per compensare tutto il frenetico correre, ottenere e spendere richiesto dalla vita contemporanea.

Ci preme tuttavia sottolineare che a livello archetipico questa non la funzione primaria di Demetra, che non appartiene necessariamente alla casa in questo modo, che la sua autentica relazione con la vita della comunità originariamente era molto più dinamica.

Nelle antiche comunità rurali, precedenti all’industrializzazione occidentale, le donne Demetra erano felici di raccogliere, mietere, se. tacciare, immagazzinare, inscatolare, preservare e così via. La loro vita era fin troppo occupata dalla preparazione e dalla trasformazione del cibo e degli ortaggi, sia per la famiglia che per il mercato. Inoltre, tradizionalmente avrebbe avuto il compito di allevare i suoi figli e cucinare per tutti.

Per quanto fosse uno stile di vita duro, la rendeva un elemento indispensabile e centrale dell’intera struttura sociale ed economica del la sua piccola comunità. La donna Demetra delle antiche comunità agricole (insieme alla sua più ruvida sorella cacciatrice Artemide) aveva dignità, autorità e una vita in generale soddisfacente. Tutto questo è andato perduto in una società in cui ogni cosa è subordinata alle pretese economiche del consumatore monolito.

Tutto questo si può solo vagamente accennare perché così tanto andato perduto. La nostra cultura ha profanato la Madre Terra in modo così grave che oggi rischiamo l’avvelenamento mondiale della nostra specie, per colpa dell’inquinamento della terra e dell’aria. Un esempio pertinente è la stessa Eleusi, sede dell’antico tempio, che è stata trasformata in mera curiosità turistica ed è circondata da un porto marittimo industriale e raffinerie di petrolio che l’hanno resa una dei luoghi più inquinati dell’intero Mediterraneo.

Ciononostante, ci giungono segnali di speranza di una ripresa della coscienza di Demetra. Stanno facendo la loro comparsa libri come quello di Monica Sjöo e Barbara Mor, The Great Cosmic Mother: Rediscovering the Religion of Earth, mentre insegnanti come Starhawk, Jean Shinoda Bolen e Jean Houston stanno ispirando le donne di tutto il mondo con i loro seminari sui misteri femminili. Ovunque nuove generazioni di giovani madri, sposate o single, stanno sperimentando modi nuovi e creativi di essere madre e di allevare i propri figli nel mezzo della nostra società complessa e frammentata. Contro ogni probabilità e alla faccia di ogni immaginabile perversione e profanazione, il grande fiume della vita che è Demetra scorre sempre in avanti. La nostra preghiera è che continui ad essere sentita e onorata nel profondo.