È facile individuare Atena nel mondo moderno perché è là fuori, letteralmente, magari nei panni della direttrice di una rivista, di una docente di studi femminili all’università, di una presentatrice di talk-show, dell’autrice di un reportage sul Nicaragua, di una produttrice cinematografica, o di una politica appassionata.

La donna Atena è ben visibile perché è un tipo estroverso, pratico e intelligente. Spesso gli uomini si sentono un po’ intimiditi all’inizio perché gli approcci classici la lasciano indifferente, mentre lei riesce a metterli alle corde su qualunque argomento intellettuale. Una volta che si sono guadagnati la sua stima, però, lei può trasformarsi nella compagna più leale del mondo, un’amica per la vita e una generosa fonte d’ispirazione. Si capisce, quindi, perché Atena era definita dai Greci la compagna degli eroi. Poiché l’energia di Atena è quasi interamente proiettata all’esterno, i suoi interessi sono perlopiù mondani: persone, idee, il trambusto del mercato, l’arena del dibattito politico, lo studio e l’attuazione di riforme sociali. Quale compagna degli eroi è sensibile a come gli uomini si relazionano tra loro, e può aiutarli a creare ottimi sodalizi. Il cameratismo che i guerrieri greci vagheggiavano nei loro miti è oggi una realtà in carne e ossa, che affianca gli uomini nel settore degli affari, della politica o dell’educazione.

In verità, l’antica abilità di Atena di mantenere unita la polis ateniese in nome di una causa o di un ideale comuni viene percepita oggi in una maniera completamente nuova, che sta lentamente trasformando la società contemporanea. Non più soltanto un simbolo di creatività sociale e intellettuale, il suo spirito è presente in milioni di donne che lavorano in ambiti e a livelli diversi. Fino a non molto tempo fa la nostra società, di stampo patriarcale, offriva ad Atena poche occasioni di svilupparsi e manifestarsi appieno. Esempi significativi di donne Atena ci sono stati, basti pensare a Giovanna d’Arco, Elisabetta I ed Eleonora d’Aquitania, ma si è trattato di casi rari e, per quanto riguarda le ultime due, l’energia di Atena era integrata da quella di Era. Tuttavia, fino ai secoli Diciottesimo e Diciannovesimo, in cui cominciarono a emergere scrittrici e riformatrici, di rado le fu concesso di essere qualcosa di più di un emblema militare, e un tipico esempio sono la Britannia inglese, la Libertà americana e la Marianna francese.

Ma anche se nell’antica Grecia le donne non avevano la possibilità di distinguersi e di occupare un posto a fianco degli eroi, come Atena nella mitologia, il desiderio di farlo c’era comunque. Il mito delle Amazzoni, una comunità di feroci donne guerriere che facevano quasi completamente a meno degli uomini, può essere visto come l’espressione di questo desiderio, frutto della frustrazione dell’energia di Atena, che, nelle Amazzoni, si fonde con lo spirito della sua indipendente sorella Artemide, la quale incarna l’amore per la natura selvaggia. La comparsa delle donne sulla scena politica e intellettuale a partire dall’inizio del Ventesimo secolo può essere interpretata come la rinascita di Atena, dopo un lungo periodo di repressione.

La coscienza di Atena oggi

Anche se la battaglia non è stata ancora vinta del tutto, oggi Atena non è più una voce solitaria che risuona nei luoghi selvaggi, come quella di George Eliot o di un’ agguerrita suffragetta come Mrs Pankhurst all’epoca. Una donna, adesso, non ha più bisogno di essere ricca o sfacciatamente coraggiosa per pubblicare un libro o farsi strada nella politica. I giorni in cui, nelle periferie o in qualche luogo sperduto, un’ignorata Atena scriveva romanzi destinati a non essere mai pubblicati e subiva infinite vessazioni come le eroine di Balzac e Henry James, si sono finalmente conclusi.

Un maggior livello di alfabetizzazione e d’istruzione consente oggi a una talentuosa donna Atena di penetrare il «sistema» e di cambiarlo dall’interno. Sono così tante le donne che accolgono quest’eroica sfida che bisogna ormai parlare di una nuova psicologia della donna intelligente e creativa. Dal canto nostro, riteniamo che essa dovrà ispirarsi agli esempi di saggezza, coraggio e pragmatismo creativo che ci sono offerti dal femminile trascendente di Atena.

La moderna Atena ha ampiamente dimostrato di poter eccellere come politica, organizzatrice, amministratrice o ricercatrice. Il suo spirito combattivo la rende perfetta per stare in prima linea nelle nuove iniziative, a prescindere dall’ambito di competenza. Donna instancabile, coraggiosa e pratica, condivide con gli uomini le virtù eroiche della lealtà, della perseveranza e della tenacia, che la rendono, per usare un termine moderno, una vincente. Ovviamente gli uomini, abituati a essere quelli interpellati per consigli o altro, si sentono un po’ intimiditi dalla sua preparazione, così come dalla sua indipendenza e, spesso, superiorità intellettuale. Sì, perché per quanto si trovi bene a lavorare a fianco di un uomo, la donna Atena non è certo una semplice assistente, ma una professionista che esige, e a ragione, rispetto, autonomia e un’equa condivisione delle responsabilità.

L’essere indipendente dagli uomini è una qualità che condivide con la sorella Artemide. La mitologia greca le raffigura entrambe armate, e nessuna accompagnata da un marito o da un amante. Di fatto, erano considerate divinità vergini, che nel mondo antico significava semplicemente nubili. I loro personaggi archetipici incarnano attributi sia maschili che femminili. Il fatto che nessuna delle due si sia mai sposata implica, a livello psicologico, che hanno integrato il maschile in se stesse e, pertanto, non necessitano di un marito o di un partner per riflettere alcune delle qualità tipiche dell’altro sesso, come aggressività, razionalità o autorità.

Pertanto, nella realtà odierna, questa capacità di cavarsela da sé rende l’idea di dipendere da un uomo pressoché incomprensibile. Il motivo per cui Era ha bisogno di un compagno o Afrodite si accontenta di un amante immaturo, resta per Atena un mistero.

Nella rara ipotesi che Atena abbia un compagno, questo dovrà essere un uomo capace di riflettere la sua indipendenza androgina, e dotato di una componente femminile in grado di soddisfare i suoi bisogni emotivi, poiché con lei preferirà interagire sul piano intellettuale e condividere progetti. Soprattutto, la sua autostima dovrà essere tale da non farlo sentire minacciato dall’autonomia e dalle ambizioni della compagna.

Eppure, nonostante la forza, la genialità e l’indipendenza di Atena, la tradizionale immagine della fanciulla rivestita da una corazza racchiude in sé un paradosso: quanto più lei si dà da fare per sviluppare il suo sé mondano, corazzato e di successo, tanto più la sua fragilità viene nascosta. Pertanto, all’interno dell’androgina Atena si cela un conflitto, una tensione irrisolta tra il sé esterno, più duro, e il sé interiore, inespresso, che possono causarle una forte sfiducia nella possibilità di trovare la sua identità femminile.

Nonostante la determinazione della nostra cultura a inculcare ruoli di genere nei nostri figli – bambole per le bambine e pistole per i maschietti – i principali tratti di Atena, e soprattutto la sua androginia, sono ben visibili nelle ragazze giovani in cui il suo archetipo è molto presente. Le giovani Atena, dotate di grande intelligenza, acquisiscono presto un’ottima padronanza del linguaggio e della dialettica. Il loro ego sviluppato le rende polemiche e combattive come i loro coetanei maschi. A dire il vero, la giovane Atena preferisce giocare con i ragazzi, partecipando alle loro zuffe sul piano fisico e verbale. Come sua sorella Artemide, androgina come lei, è orgogliosa di essere un maschiaccio. Essendo, però, più competitiva e polemica di Artemide, il suo motto sarà: «Qualunque cosa tu sappia fare, io so farla meglio», La competizione e le discussioni temprano la giovane Atena, che presto supera qualunque senso d’inferiorità nei confronti dei ragazzi e acquisisce una sicurezza di sé che le tornerà molto utile da adulta. E sebbene le piaccia vincere come un maschio, non sente il bisogno di dominare solo per il gusto di farlo; il ruolo del leader appartiene alla sua ben più dura sorella Era. Capace di controllare i propri sentimenti, la giovane Atena esiterà a fare la lagna per averla vinta, e a meno che non vi sia una forte componente di Afrodite nella sua psiche, non ricorrerà all’arma della seduzione per ottenere i suoi scopi.

L’eccezionale intelligenza della giovane Atena si manifesta spesso attraverso un ottimo orecchio per le lingue, di cui vanta un vocabolario superiore alla norma. Ama il dialogo, i giochi di parole e i dibattiti, dove la maggior parte delle volte vuole avere l’ultima parola. Più avanti, si accorgerà che l’abilità di brandire le parole può rivelarsi una delle sue armi più efficaci da usare in professioni come quella di avvocata, giornalista o politica.

A volte la sua precocità può risultare alquanto disarmante e la manifestazione della dea della saggezza in una bambina fa un certo effetto. Un’Atena in crescita impara presto a trattenere la sua frustrazione di fronte alla stupidità e all’inettitudine maschile. Sin da bambina, capisce subito che nella nostra società i padri e gli insegnanti tendono a favorire i maschi rispetto alle femmine per le loro capacità intellettuali, e per questo ricorrerà ai libri e a qualunque altra risorsa a disposizione per cercare di ottenere il giusto riconoscimento. Se la madre non ha Era nella sua psiche, e non si è distinta lei stessa nell’ambito degli affari, intellettuale o creativo, tenderà a sminuire la figlia, spesso spingendola a cercare l’approvazione paterna, invece della sua.

Pur apprezzando le schermaglie degli sport competitivi, la giovane Atena ci si dedicherà solo per trovare uno sfogo alla sua crescente ambizione. In questo si differenzia notevolmente dalla sorella Artemide: la competizione sul piano fisico la interessa molto meno di quella intellettuale. A quest’età è molto più probabile che Atena sviluppi doti musicali o artistiche, e potrebbe scoprire di avere un certo talento per la scrittura e l’oratoria, che la spinge verso il giornalismo universitario, le assemblee studentesche e le iniziative politiche. Soprattutto, eccellerà nei tradizionali obiettivi accademici e, grazie alle sue capacità di ragionamento e logica, si distinguerà tanto nelle materie umanistiche, quanto nelle scienze. Volendo, potrebbe avere una promettente carriera in una delle professioni tradizionalmente dominate dagli uomini, come l’avvocatura e la medicina.

L’adolescenza e la giovinezza di Atena possono essere periodi di profonda confusione e caos circa la sua identità sessuale. Si sta già muovendo verso l’universo paterno, nel quale alla fine si troverà a dover sopravvivere, pertanto potrebbe sentirsi più in sintonia con la mentalità del padre o del fratello che con le frivolezze che affascinano Afrodite, come la moda e gli appuntamenti galanti. Poiché è in grado di battere facilmente un uomo sul piano intellettuale, spesso sottovaluterà forme di corteggiamento più tradizionali e resterà meravigliata nel vedere la passione mentale del suo pretendente trasformarsi all’improvviso in passione fisica. Nella sessualità può essere abbastanza spontanea e naturale, ma è probabile che abbia una scarsa consapevolezza del proprio corpo. A causa del suo ego corazzato, della sua affinità con il maschile e delle sue idee emancipate, può essere molto timida finché non acquisisce un po’ d’esperienza. Questo è il suo lato fanciullesco, verginale.

Nell’arco della sua vita, la donna Atena nutrirà sempre un pizzico di reticenza nei confronti della sessualità (ricordate che stiamo parlando del tipo puro, non di una donna che è a suo agio anche nel mondo di Afrodite). Dal punto di vista archetipico, Atena è una vergine, e malgrado la mondanità e il savoir fare che la caratterizzano, la sua sessualità resta relativamente indistinta. Avendo investito molta della sua libido in attività mentali e pubbliche, riserva al suo corpo e ai suoi bisogni profondi meno del necessario.

Chiunque la conosca ha ben chiaro che la donna Atena insegue il successo per il mondo, dotata com’è di uno spirito combattivo che il più delle volte la rende vincente. Molto spesso, perciò, relegherà la maternità, associata a Demetra, in secondo piano finché l’età biologica glielo consente, o anche per sempre. La dimensione matrimoniale di Era la attira solo nella misura in cui le permette di avanzare o le fornisce una buona base per le sue operazioni mondane. In ogni caso, la sua fiera indipendenza impedirà a qualunque compagno di porle dei limiti o pretendere devozione per la sua carriera o personalità. Semmai, accadrà il contrario e, nel migliore dei casi, i due raggiungeranno un accordo ben studiato, nel rispetto del suo immenso bisogno di libertà e autonomia.

Per una donna Arena il matrimonio sarà spesso burrascoso, almeno finché non avrà capito cosa vuole veramente dalla vita e non smetterà di proiettare le sue incertezze e intime fragilità, legate alla fanciula sotto la corazza, sul suo compagno.

Atena e l’universo paterno

Secondo la mitologia greca, Atena nacque dalla testa di Zeus, e il drammaturgo Eschilo in una delle sue opere le mette in bocca la seguente affermazione: «Sono assolutamente dalla parte di mio padre».

Oggi, non si può quasi parlare di Atena senza analizzare il suo rapporto con il padre e con l’universo paterno. Tuttavia, non è un’impresa facile, visto che la donna Atena va fiera della sua indipendenza da strutture patriarcali, e spesso si sente offesa al solo pensiero di aver ereditato qualcosa di quel sistema degenerato. Questo è ciò che accade in molte donne Atena che hanno scelto il femminismo.

Ad ogni modo, osservando spassionatamente l’archetipo di Atena, si resta colpiti da due aspetti nettamente maschili della sua personalità: l’amore per il padre e l’amore per gli eroi, che formano una parte essenziale della sua psicologia. Analizzati in base al loro significato simbolico più che letterale, ci rivelano molto di lei: «padre» simbolizza i suoi sforzi per raggiungere l’appagamento intellettuale e spirituale, così come gli ideali che insegue nel suo universo, mentre la coscienza «eroica» rappresenta la modalità d’azione tesa a raggiungere tali obiettivi.

Quello che Atena cerca di imparare e di emulare non è il semplice comportamento del padre biologico, per quanto importante sia, bensì il principio paterno. È dall’archetipo del buon padre che Atena brama di nascere, ovvero dalle qualità di Zeus associate al suo lato migliore: saggezza, giustizia, sovranità responsabile, assennatezza, gentilezza, protezione, magnanimità, orgoglio e dignità. Si tratta di qualità superiori e, pertanto, spirituali e intellettuali, che non a caso scaturiscono dalla testa del signore dei cieli. Le qualità «meno nobili» del padre Zeus, evidenti nei miti in cui appare come un dongiovanni, non entrano mai nel merito del rapporto di Atena con lui, ma si ritrovano in un altro rapporto padre-figlia, quello tra Urano e Afrodite, laddove quest’ultima nasce dai genitali recisi del padre.

Una volta estrapolato l’amore per il padre dal regno della biologia, cominciamo a riconoscere alcune parti essenziali della personalità di Atena. Con questo non vuol dire che non possa nutrire una forte ammirazione per il padre in quanto tale, ma solo sottolineare che essa sarà secondaria, anziché una molla per il suo idealismo. Non poche donne Atena hanno un padre debole o inesistente, che non è in grado di soddisfare le loro aspettative archetipiche. La loro brama di sapere, però, è tale che non appena l’istruzione spalanca i suoi orizzonti intellettuali, sceglieranno e seguiranno un padre culturale.

Com’era facilmente prevedibile, la donna Atena si trova a suo agio negli ambienti in cui può utilizzare la sua mente creativa e vivace a proprio vantaggio e dove può affinare e seguire i suoi ideali. Gli affari, la politica, l’istruzione, la scienza, la medicina e la legge sono ambiti in cui oggi può prosperare, visto che i vincoli patriarcali si stanno finalmente dissolvendo.

Non è un caso, naturalmente, che tutte le professioni menzionate siano tradizionalmente associate all’universo paterno. Gli uomini hanno avuto la colpa d’interpretare l’archetipo in senso letterale, associandolo al genere e sottolineando che soltanto un uomo può manifestare il principio paterno. In questo modo hanno confuso un atto biologico con una responsabilità sociale. Come le varie Atena sparse per il mondo dimostrano, le donne sono perfettamente in grado di esercitare una leadership creativa e di prendere decisioni ad ogni livello della vecchia piramide del potere, istituita dagli uomini. Si tratta di una rivoluzione sociale che non ha precedenti nella storia dell’Occidente.

Prevedibilmente, gli uomini si sentono un po’ più che minacciati da questa incursione in quello che sono stati sempre abituati a considerare il proprio mondo. Ora non possono più contare sui sorpassati cliché che gli garantivano una posizione privilegiata, la convinzione di un supporto incondizionato, i luoghi comuni dell’autoritarismo.

Atena vede tutto con occhi diversi. In fondo, è la prima volta che fa il suo ingresso in una sala consiliare, in un tribunale o in una sala operatoria, in veste di professionista, e data la sua passione per la verità non è così disposta, come alcuni colleghi maschi, ad accettare un’incoerenza tra gli ideali descritti nei manuali e la prassi.

Tutto ciò dipende dal fatto che l’archetipo di Atena è essenzialmente giovane, e alla gioventù è associato l’idealismo. Atena è animata dal desiderio d’impegnarsi per obiettivi elevati, e da un’autentica preoccupazione per il benessere della comunità a cui appartiene, più spesso per tutto il genere umano. Non sceglie di fare medicina per gli stessi motivi dei suoi cinici fratelli, ad esempio i soldi, ma perché vuole essere d’aiuto per davvero. Per le stesse ragioni, è molto improbabile che decida di scendere a compromessi come politico o come avvocato.

Sempre ben informata e armata della sua acuta intelligenza e della determinazione associata a un senso di finalità e di ordine, è una forza possente con cui fare i conti, qualunque sia l’ambito dell’universo paterno in cui sceglie di entrare. All’esterno, in particolare agli occhi dei suoi nemici, Atena può apparire chiassosa e priva di senso dell’umorismo. Dentro, però, lei sente una sorta di tam tam incessante che la incita a brandire la spada contro l’ingiustizia e la sofferenza che percepisce intensamente intorno a lei.

L’eroina Atena

Se la prima cosa che notiamo a proposito del mito della nascita di Atena è che fuoriesce dalla testa di Zeus, la seconda è che è armata di tutto punto e pronta all’azione. Atena non è la classica studiosa rinchiusa nella sua torre d’avorio, ma una che vuole stare al centro della mischia, sia essa di natura politica, sociale o intellettuale. Atena farebbe sue le parole del poeta W. H. Auden quando afferma che «al pensiero dovrebbe tosto seguire l’azione. A cosa serve pensare sennò?».

Grazie a una sorta di sesto senso per gli archetipi emergenti, Hol-lywood, la televisione e i produttori cinematografici sono rimasti sedotti dall’immagine potente e affascinante di Atena.

L’immagine di un’eroina brillante, assennata e di sani principi è stata assimilata anche da alcune serie Tv e soap opera.

Se da un lato possono apparire esagerati, dall’altro sono importanti perché tratteggiano chiaramente le qualità eroiche di Atena e perché corrispondono ad aspetti del nuovo femminile emergente, che ne è ammaliato. Inutile dire che, per la maggioranza delle donne che incontra Atena per la prima volta, l’esperienza è tutt’altro che affascinante. Come gli antichi eroi della mitologia, il cammino di una donna verso un obiettivo elevato, sia esso la laurea, una promozione, una pubblicazione, un’elezione o magari un ingaggio artistico, è spesso lento, arduo e dolorosamente solitario, in particolare se cerca di portare avanti anche i doveri di Demetra, crescendo dei figli, e di apparire seducente come Afrodite agli occhi del suo amante.

Le numerose pressioni a cui è sottoposta la donna Atena nell’universo paterno, spesso ostile e inospitale, mettono davvero a dura prova il suo coraggio. Ora, forse, riusciamo a comprendere un po’ meglio il simbolismo dell’armatura della dea greca. La donna Atena di oggi deve essere forte perché è costretta ad accettare le stesse cadute degli uomini, se non qualcuna in più. Come qualsiasi minoranza oppressa, le donne Atena devono essere due volte più brave dei custodi della struttura contro cui devono misurarsi, a prescindere dall’ambito d’azione.

In psicologia la metafora della corazza descrive un ego ben difeso, e si applica a una persona, uomo o donna, che non si lascia scalfire dalle critiche o dagli attacchi rivolti contro di lei o il suo lavoro. Una personalità Atena sa rispondere a questi attacchi e volgere uno scontro a proprio vantaggio. Non resta semplicemente sulla difensiva, ma ostenta la sua sicurezza di sé in modo quasi aggressivo. Gli uomini con una personalità così resistente hanno sempre ricevuto più riconoscimenti. Adesso, però, man mano che sempre più donne ne scoprono l’utilità, sta emergendo un nuovo modello di personalità, unicamente identificata nella dea guerriera.

Ma per quanti siano i successi, celebrati o meno, degli stuoli di figlie modello che oggi occupano ogni angolo della società patriarcale, l’Atena più visibile ed esplicita è quella che appartiene al cosiddetto movimento femminile. L’ultima cosa che una Atena femminista pensa riguardo alle strutture istituzionali, governative e accademiche è che siano gestite da padri benevoli e protettivi. Al contrario, a prescindere che si tratti di Chiesa, Stato, scuola o azienda, per lei queste istituzioni sono pesantemente inquinate da oltre duemila anni di tirannia, ipocrisia e abusi patriarcali.

Il tipo Atena più radicale ha, naturalmente, un rapporto con il padre completamente diverso da quello della sua obbediente sorellastra. Sarà perché ha avuto un padre tirannico, contro il quale si è ribellata, oppure un padre debole, dal quale si è sentita delusa? Purtroppo, non si conoscono a oggi testi che analizzino il background familiare di una Atena radicale con un approccio simile a quello di The Managerial Woman, dove sono esaminati modelli diversi di rapporto con il padre, seppur limitandosi a parlare delle donne divenute manager di successo e lasciando fuori quelle che invece hanno rifiutato il modello paterno o hanno trovato la propria strada da sé.

A volte una donna Atena si sente profondamente tradita dal padre perché premia un fratello per cose che lei fa altrettanto bene, se non meglio. Molto più spesso, però, è l’inconscia possessività di un padre insicuro nei confronti della figlia adolescente a minare la sua sicurezza di sé nell’affrontare l’universo paterno. Per quanto i suoi talenti naturali la spingano verso l’avventura, è frenata dalle paure e dall’ambiguità paterne che si porta dentro. E allora si sente soffocata, intrappolata e limitata dai dubbi personali che si trovano nella parte finale della costituzione psichica del padre, e la frustrazione per la mancanza di supporto fa nascere in lei rabbia e risentimento. Pertanto, non le sarà difficile proiettare quei sentimenti di oppressione, ipocrisia e autoritarismo arbitrario sul universo paterno nel suo complesso, e non senza una considerevole giustificazione.

La psicologia della dea è una psicologia socioculturale che non dipende solo dai condizionamenti familiari. Il patriarcato, in quanto istituzione sociale profondamente radicata, genera squilibri e disturbi nella psiche delle donne, che vengono ereditati a un livello molto più profondo, quello che Jung definiva inconscio collettivo. La rabbia che si è accumulata nelle donne per generazioni diventa ora l’energia necessaria per far emergere la parte più radicale di Atena. A nostro avviso, si tratta di una parte fondamentale della potente dinamica della dea che attualmente sta modificando la nostra cultura sin dalle sue radici archetipiche.

Non è un caso che moltissime delle donne che si sono identificate in qualche forma nel movimento femminile abbiano preso parte ai movimenti sociali e politici degli anni Sessanta in America e in Europa. Alcune delle grandi scrittrici e attiviste politiche di questo secolo, consumate da un’indignazione simile e animate da un’autentica passione per la giustizia, sono state donne Atena con una grande visione umanitaria: Rosa Luxemburg, Simone de Beauvoir, Dorothy Day, Angela Davis, Simone Weil.

ENGLISH VERSION
Athena in the Modern World

It is easy to spot Athena in the modern world because she is out there, literally, perhaps as the editor of a magazine, a professor of women’s studies at a university, a talk show host, the author of a report on Nicaragua, a film producer, or a passionate politician.

The Athena woman is highly visible because she is an extroverted, practical, and intelligent type. Often, men feel a bit intimidated at first because traditional approaches leave her indifferent, while she can outmaneuver them on any intellectual topic. However, once they have earned her respect, she can become the most loyal companion in the world, a friend for life, and a generous source of inspiration. It is clear, therefore, why Athena was referred to by the Greeks as the companion of heroes. Since Athena’s energy is almost entirely projected outward, her interests are mostly worldly: people, ideas, the hustle and bustle of the market, the arena of political debate, the study and implementation of social reforms. As a companion of heroes, she is sensitive to how men relate to each other and can help them create excellent alliances. The camaraderie that Greek warriors longed for in their myths is today a flesh-and-blood reality, supporting men in business, politics, or education.

Indeed, Athena’s ancient ability to keep the Athenian polis united in the name of a common cause or ideal is perceived today in a completely new way, slowly transforming contemporary society. No longer just a symbol of social and intellectual creativity, her spirit is present in millions of women working in various fields and at different levels. Until not long ago, our patriarchal society offered Athena few opportunities to develop and fully manifest. Significant examples of Athena women have existed, such as Joan of Arc, Elizabeth I, and Eleanor of Aquitaine, but these were rare cases, and for the latter two, Athena’s energy was integrated with Hera’s. However, until the eighteenth and nineteenth centuries, when women writers and reformers began to emerge, she was rarely allowed to be more than a military emblem, with typical examples being England’s Britannia, America’s Liberty, and France’s Marianne.

Even though in ancient Greece women did not have the opportunity to stand out and occupy a place alongside heroes like Athena in mythology, the desire to do so was still there. The myth of the Amazons, a community of fierce warrior women who almost entirely did without men, can be seen as the expression of this desire, born from the frustration of Athena’s energy, which, in the Amazons, merges with the spirit of her independent sister Artemis, who embodies love for the wilderness. The appearance of women on the political and intellectual scene from the beginning of the twentieth century can be interpreted as the rebirth of Athena after a long period of repression.

Athena’s Consciousness Today

Although the battle has not yet been completely won, today Athena is no longer a solitary voice resounding in the wilderness, like that of George Eliot or a fierce suffragette like Mrs. Pankhurst in her time. A woman now no longer needs to be wealthy or brazenly courageous to publish a book or make her way into politics. The days when an overlooked Athena wrote novels destined never to be published and endured endless vexations like the heroines of Balzac and Henry James have finally come to an end.

A higher level of literacy and education now allows a talented Athena woman to penetrate the “system” and change it from within. So many women embrace this heroic challenge that one must now speak of a new psychology of the intelligent and creative woman. For our part, we believe that it will have to be inspired by the examples of wisdom, courage, and creative pragmatism offered to us by the transcendent feminine of Athena.

The modern Athena has amply demonstrated her ability to excel as a politician, organizer, administrator, or researcher. Her combative spirit makes her perfect for being on the front line of new initiatives, regardless of the field of expertise. Tireless, courageous, and practical, she shares with men the heroic virtues of loyalty, perseverance, and tenacity, making her, to use a modern term, a winner. Obviously, men, accustomed to being the ones sought for advice or other matters, feel a bit intimidated by her preparation, as well as by her independence and often intellectual superiority. Yes, because although she enjoys working alongside a man, the Athena woman is certainly not a mere assistant but a professional who rightfully demands respect, autonomy, and an equitable sharing of responsibilities.

Being independent of men is a quality she shares with her sister Artemis. Greek mythology depicts both of them armed and neither accompanied by a husband or lover. In fact, they were considered virgin deities, which in the ancient world simply meant unmarried. Their archetypal characters embody both masculine and feminine attributes. The fact that neither of them ever married implies, on a psychological level, that they have integrated the masculine within themselves and, therefore, do not need a husband or partner to reflect some of the typical qualities of the other sex, such as aggressiveness, rationality, or authority.

Therefore, in today’s reality, this ability to manage on her own makes the idea of depending on a man almost incomprehensible. The reason why Hera needs a partner or why Aphrodite is content with an immature lover remains a mystery to Athena.

In the rare event that Athena has a partner, he must be a man capable of reflecting her androgynous independence, with a feminine component that can meet her emotional needs, as he will prefer to interact with her on an intellectual level and share projects. Above all, his self-esteem must be such that he does not feel threatened by her autonomy and ambitions.

Yet, despite Athena’s strength, brilliance, and independence, the traditional image of the maiden clad in armor holds a paradox: the more she strives to develop her worldly, armored, and successful self, the more her vulnerability is hidden. Therefore, within the androgynous Athena lies a conflict, an unresolved tension between the outer, harder self and the inner, unexpressed self, which can cause her great distrust in finding her feminine identity.

Despite our culture’s determination to instill gender roles in our children—dolls for girls and guns for boys—the main traits of Athena, especially her androgyny, are clearly visible in young girls where her archetype is very present. Young Athenas, endowed with great intelligence, quickly acquire excellent command of language and dialectics. Their developed ego makes them argumentative and combative like their male peers. In truth, young Athena prefers to play with boys, participating in their physical and verbal scuffles. Like her sister Artemis, androgynous like her, she is proud to be a tomboy. However, being more competitive and argumentative than Artemis, her motto will be: “Anything you can do, I can do better.” Competition and discussions temper young Athena, who soon overcomes any sense of inferiority towards boys and gains a self-confidence that will be very useful to her as an adult. And although she likes to win like a boy, she does not feel the need to dominate just for the sake of it; the role of the leader belongs to her much tougher sister Hera. Capable of controlling her emotions, young Athena hesitates to whine to get her way, and unless there is a strong Aphrodite component in her psyche, she will not resort to the weapon of seduction to achieve her goals.

Young Athena’s exceptional intelligence often manifests through an excellent ear for languages, boasting a superior vocabulary. She loves dialogue, wordplay, and debates, where she most often wants to have the last word. Later, she will realize that the ability to wield words can be one of her most effective weapons in professions like lawyer, journalist, or politician.

Sometimes her precocity can be quite disarming, and the manifestation of the goddess of wisdom in a child is quite striking. A growing Athena quickly learns to contain her frustration in the face of male stupidity and ineptitude. From a young age, she understands that in our society, fathers and teachers tend to favor boys over girls for their intellectual abilities, and she will turn to books and any other available resources to seek the right recognition. If her mother does not have Hera in her psyche and has not distinguished herself in the business, intellectual, or creative fields, she will tend to belittle her daughter, often pushing her to seek her father’s approval instead of her own.

Although she appreciates the skirmishes of competitive sports, young Athena will only engage in them to find an outlet for her growing ambition. In this, she differs significantly from her sister Artemis: physical competition interests her much less than intellectual competition. At this age, it is much more likely that Athena will develop musical or artistic talents and may discover a knack for writing and public speaking, leading her towards university journalism, student assemblies, and political initiatives. Above all, she will excel in traditional academic goals and, thanks to her reasoning and logical skills, will stand out both in the humanities and sciences. If she wishes, she could have a promising career in one of the traditionally male-dominated professions, such as law or medicine.

Athena’s adolescence and youth can be periods of deep confusion and chaos regarding her sexual identity. She is already moving towards the paternal universe, where she will ultimately have to survive, so she might feel more in tune with her father’s or brother’s mentality than with the frivolities that fascinate Aphrodite, such as fashion and dating. Since she can easily outsmart a man intellectually, she often underestimates more traditional forms of courtship and is amazed to see her suitor’s mental passion suddenly turn into physical passion. In sexuality, she can be quite spontaneous and natural, but she is likely to have little awareness of her own body. Due to her armored ego, her affinity with the masculine, and her emancipated ideas, she can be very shy until she gains some experience. This is her maiden, virginal side.

Throughout her life, the Athena woman will always harbor a hint of reticence towards sexuality (remember, we are talking about the pure type, not a woman who is also comfortable in Aphrodite’s world). Archetypally, Athena is a virgin, and despite her worldliness and savoir-faire, her sexuality remains relatively indistinct. Having invested much of her libido in mental and public activities, she reserves less than necessary for her body and deep needs.

Anyone who knows her understands well that the Athena woman pursues success in the world, endowed with a combative spirit that most often makes her a winner. Therefore, she will often put motherhood, associated with Demeter, on the back burner as long as her biological age allows, or even forever. Hera’s marital dimension attracts her only insofar as it allows her to advance or provides a good base for her worldly operations. In any case, her fierce independence will prevent any partner from setting limits or demanding devotion to his career or personality. If anything, the opposite will happen, and in the best case, the two will reach a well-thought-out agreement, respecting her immense need for freedom and autonomy.

For an Athena woman, marriage will often be stormy, at least until she understands what she really wants from life and stops projecting her uncertainties and intimate vulnerabilities, related to the maiden beneath the armor, onto her partner.

Athena and the Paternal Universe

According to Greek mythology, Athena was born from the head of Zeus, and the playwright Aeschylus has her say in one of his works: “I am wholly on the side of my father.”

Today, one can hardly speak of Athena without analyzing her relationship with her father and the paternal universe. However, it is not an easy task, as the Athena woman prides herself on her independence from patriarchal structures and often feels offended at the mere thought of having inherited anything from that degenerate system. This is what happens with many Athena women who have chosen feminism.

Anyway, observing Athena’s archetype impartially, one is struck by two distinctly masculine aspects of her personality: the love for the father and the love for heroes, which form an essential part of her psychology. Analyzed based on their symbolic rather than literal meaning, they reveal much about her: “father” symbolizes her efforts to achieve intellectual and spiritual fulfillment, as well as the ideals she pursues in her universe, while “heroic” consciousness represents the mode of action aimed at achieving these goals.

What Athena seeks to learn and emulate is not the mere behavior of the biological father, however important that may be, but the paternal principle. It is from the archetype of the good father that Athena longs to be born, that is, from the qualities of Zeus associated with his better side: wisdom, justice, responsible sovereignty, prudence, kindness, protection, magnanimity, pride, and dignity. These are superior qualities and, therefore, spiritual and intellectual, which are not by chance born from the head of the lord of the skies. The “less noble” qualities of Father Zeus, evident in myths where he appears as a womanizer, never enter into Athena’s relationship with him but are found in another father-daughter relationship, that between Uranus and Aphrodite, where the latter is born from the severed genitals of the father.

Once the love for the father is extracted from the realm of biology, we begin to recognize some essential parts of Athena’s personality. This does not mean she cannot have a strong admiration for her father as such, but only emphasizes that it will be secondary rather than a springboard for her idealism. Many Athena women have a weak or non-existent father who cannot meet their archetypal expectations. However, their thirst for knowledge is such that as soon as education opens up her intellectual horizons, they will choose and follow a cultural father.

As might be expected, the Athena woman feels comfortable in environments where she can use her creative and lively mind to her advantage and where she can refine and pursue her ideals. Business, politics, education, science, medicine, and law are areas where she can thrive today, given that patriarchal constraints are finally dissolving.

It is no coincidence, of course, that all the professions mentioned are traditionally associated with the paternal universe. Men have been guilty of interpreting the archetype literally, associating it with gender and emphasizing that only a man can manifest the paternal principle. In this way, they have confused a biological act with a social responsibility. As various Athenas scattered around the world demonstrate, women are perfectly capable of exercising creative leadership and making decisions at every level of the old power pyramid established by men. It is a social revolution unprecedented in Western history.

Predictably, men feel more than a little threatened by this incursion into what they have always considered their own world. They can no longer rely on outdated clichés that guaranteed them a privileged position, the belief in unconditional support, the commonplaces of authoritarianism.

Athena sees everything with different eyes. After all, it is the first time she enters a council room, a courtroom, or an operating room as a professional, and given her passion for truth, she is not as willing, as some male colleagues are, to accept inconsistencies between the ideals described in textbooks and practice.

All this depends on the fact that the Athena archetype is essentially youthful, and idealism is associated with youth. Athena is driven by the desire to strive for high goals and a genuine concern for the well-being of the community she belongs to, more often for all of humanity. She does not choose to practice medicine for the same reasons as her cynical brothers, such as money, but because she genuinely wants to help. For the same reasons, she is very unlikely to compromise as a politician or lawyer.

Always well-informed and armed with her sharp intelligence and determination associated with a sense of purpose and order, she is a formidable force to be reckoned with, whatever the field of the paternal universe she chooses to enter. To outsiders, especially her enemies, Athena may appear loud and humorless. Inside, however, she feels a sort of incessant drumbeat urging her to wield the sword against the injustice and suffering she intensely perceives around her.

Athena the Heroine

If the first thing we notice about the myth of Athena’s birth is that she emerges from Zeus’s head, the second is that she is fully armed and ready for action. Athena is not the classic scholar locked in her ivory tower but one who wants to be at the center of the fray, whether political, social, or intellectual. Athena would embrace the words of the poet W. H. Auden when he says, “Thought must be followed by action. Otherwise, what is the point of thinking?”.

Thanks to a sort of sixth sense for emerging archetypes, Hollywood, television, and film producers have been captivated by Athena’s powerful and fascinating image.

The image of a brilliant, sensible, and principled heroine has been assimilated into some TV series and soap operas.

While they may appear exaggerated, they are important because they clearly outline Athena’s heroic qualities and correspond to aspects of the emerging new feminine, which is fascinated by them. Needless to say, for most women who encounter Athena for the first time, the experience is far from enchanting. Like the ancient heroes of mythology, a woman’s journey towards a high goal, whether it be a degree, a promotion, a publication, an election, or perhaps an artistic engagement, is often slow, arduous, and painfully solitary, especially if she is also trying to fulfill Demeter’s duties by raising children and appearing seductive like Aphrodite to her lover.

The many pressures faced by the Athena woman in the often hostile and inhospitable paternal universe truly test her courage. Now, perhaps, we can better understand the symbolism of the Greek goddess’s armor. Today’s Athena woman must be strong because she has to endure the same falls as men, if not more. Like any oppressed minority, Athena women must be twice as good as the guardians of the structure they have to contend with, regardless of their field of action.

In psychology, the metaphor of armor describes a well-defended ego and applies to a person, man or woman, who is not easily affected by criticism or attacks against them or their work. An Athena personality knows how to respond to these attacks and turn a confrontation to their advantage. They do not simply stay on the defensive but flaunt their self-confidence almost aggressively. Men with such resilient personalities have always received more recognition. Now, however, as more and more women discover its usefulness, a new model of personality is emerging, uniquely identified with the warrior goddess.

But for all the successes, celebrated or not, of the model daughters now occupying every corner of patriarchal society, the most visible and explicit Athena is found in the so-called women’s movement. The last thing a feminist Athena thinks about institutional, governmental, and academic structures is that they are run by benevolent and protective fathers. On the contrary, whether it be Church, State, school, or company, she sees these institutions as heavily polluted by over two thousand years of patriarchal tyranny, hypocrisy, and abuse.

The most radical Athena type, naturally, has a completely different relationship with the father than her obedient stepsister. Could it be because she had a tyrannical father, against whom she rebelled, or a weak father, by whom she felt let down? Unfortunately, no texts to date analyze the family background of a radical Athena with an approach similar to that of “The Managerial Woman,” where different models of the father-daughter relationship are examined, albeit limited to talking about women who became successful managers and excluding those who rejected the paternal model or found their own way.

Sometimes an Athena woman feels deeply betrayed by the father because he rewards a brother for things she does just as well, if not better. More often, however, it is the unconscious possessiveness of an insecure father towards the adolescent daughter that undermines her self-confidence in facing the paternal universe. Despite her natural talents pushing her towards adventure, she is held back by the father’s fears and ambiguity that she carries within. Then she feels suffocated, trapped, and limited by personal doubts found in the final part of the father’s psychic constitution, and frustration from the lack of support breeds anger and resentment. Therefore, it will not be difficult for her to project those feelings of oppression, hypocrisy, and arbitrary authoritarianism onto the paternal universe as a whole, and not without considerable justification.

The psychology of the goddess is a sociocultural psychology that does not depend solely on family conditioning. Patriarchy, as a deeply rooted social institution, generates imbalances and disorders in women’s psyches, inherited at a much deeper level, what Jung called the collective unconscious. The anger accumulated in women for generations now becomes the necessary energy to bring forth the most radical part of Athena. In our opinion, this is a fundamental part of the powerful dynamic of the goddess currently reshaping our culture from its archetypal roots.

It is no coincidence that many women who have identified in some form with the women’s movement have participated in the social and political movements of the 1960s in America and Europe. Some of the great writers and political activists of this century, consumed by similar indignation and animated by a genuine passion for justice, have been Athena women with a great humanitarian vision: Rosa Luxemburg, Simone de Beauvoir, Dorothy Day, Angela Davis, Simone Weil.

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