Afrodite: la dea del popolo

Nessuna dea è stata mai così amata come la dea dell’amore, Venere-Afrodite. E nessuna è stata così ben rappresentata in tutte le arti. Fin da quando emerse dalle onde sulla sua celebre conchiglia, gli artisti l’hanno dipinta e scolpita, i poeti ne hanno esaltato la bellezza, e i parolieri hanno composto per lei dolci melodie. I Greci e i Romani l’adoravano per la sua bellezza gloriosa, la sua dolcezza e la sua vivace vita amorosa. Il suo figlio divino, Eros – per i Romani Amor o Cupido, di pari bellezza, è stato considerato da molti l’incarnazione del suo più grande dono all’umanità. Infatti, in un mito relativamente tardo, a Eros viene attribuita la creazione del mondo stesso. Come l’amore cosmico di Dante «che move il sole e tutte le altre stelle», I’Eros generato dalla dea era visto dai Greci come la forza vitale dietro ogni cosa. Afrodite naturalmente occupava un posto di tutto rispetto sul monte Olimpo, pur se Era, custode gelosa, contrastava aspramente il suo comportamento licenzioso. Nell’epoca attuale, Afrodite dà l’impressione di aver lasciato l’Olimpo per trasferirsi a Hollywood. È come se, nelle ultime generazioni, certe bellezze del grande schermo, tra cui Greta Garbo, Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor, abbiano effettivamente incarnato la dea. La loro vita pubblica si è circondata di un alone mitico: il misterioso ritiro della Garbo, la tragica morte della Monroe e la memorabile relazione della Taylor con Richard Burton sono solo alcuni esempi.

Ma il culto di Afrodite non si limita a Hollywood, bensì si estende a tutto il mondo, tant’è che i Greci la chiamavano Afrodite Pandemia, la dea «di tutto il popolo». Ogni giorno le soap opera, i romanzi rosa e le malelingue della politica ripetono le sue antiche storie di passioni segrete, gelosie e tradimenti. Mai fu una dea così intima e così pubblica al tempo stesso! Ma è stato sempre così? Era così nell’antica Grecia? Sembra difficile. I Greci non avevano media in grado di portare un istinto naturale quasi al limite dell’isteria. Conservavano ancora un forte senso della sessualità come dono sacro e non come merce da sfruttare, che è il motivo per cui veneravano Afrodite. Il mondo moderno è l’unico ossessionato dalle attrattive fisiche di Afrodite, al punto di aver quasi perso contatto con la sua dimensione sacra. Ma tra noi e i Greci c’è stato il Cristianesimo, una religione i cui primi fondatori erano inorriditi dall’amore liberale di Afrodite per il corpo e il piacere. Così, per quasi duemila anni, la cultura occidentale ha imparato a denigrare e a reprimere qualunque impulso associabile a questa. Oggi, però, come parte di una reazione già iniziata nel secolo scorso, siamo passati dalla privazione all’eccesso. Invece, sembriamo disperatamente affamati di romanticismo, sensualità e piacere. Che piaccia o meno, la nostra cultura ha perso la giusta prospettiva su Afrodite e sul suo dono divino, Eros. Dal canto nostro, crediamo che i Greci possano aiutarci a recuperarla, anche se questo potrebbe non essere così facile, dato il puritanesimo che abbiamo ereditato. Tuttavia, la cultura antica ci offre alcuni indizi importanti sul perché oggi siamo così combattuti all’idea di accogliere Afrodite a braccia aperte nella nostra coscienza e nel nostro mondo. Nella sua forma più radiosa, Afrodite ha molti «aurei doni» per noi. Le donne nate sotto la sua influenza possiedono la capacità naturale di riconoscere la sessualità e la bellezza come qualità sacre. Quale fondatrice del salotto, Afrodite è sempre stata bravissima a civilizzare l’energia maschile brutale e rozza.

Il mondo di Afrodite

Afrodite era, ed è, in tutte le cose, una presenza sensuale. Per gli antichi Greci era «la dea dorata». Come un sole glorioso, brillava sulla loro avanzata cultura e la arricchiva con le arti della scultura, della poesia e della musica. Niente rallegra Afrodite più della gratificazione dei sensi attraverso la bellezza, in tutte le sue espressioni. Ama gli abiti raffinati, una capigliatura soffice e lucente, i gioielli e gli ornamenti di ogni genere. Per questo motivo la più antica delle sue statue greche la ritrae vestita in gran pompa. Oggi governa il settore della moda, della cosmesi e delle riviste glamour, come «Vogue». L’infanzia di una moderna Afrodite può essere segnata da interminabili sessioni di travestimento e sfilate di moda – potrebbe addirittura diventare una modella bambina, grazie alla sua naturale propensione a esibirsi. Con il suo innato senso estetico, può farsi strada come modella, attrice, hostess, o arredatrice d’interni. Oppure essere attratta dal mondo dei media, in cui riuscirà come reporter o intervistatrice grazie al suo entusiasmo e interesse per le persone. Ma qualunque sia il suo lavoro, si svolgerà inevitabilmente tra la gente – uffici, negozi, o società – dove la sua naturale capacità di relazionarsi con gli altri, il suo calore e il suo fascino attireranno presto l’attenzione dei capi. Carl Jung ha definito l’eros nel suo contesto umano più generalizzato come funzione relazionale, ovvero la qualità dell’essere collegato agli altri. Questo ci offre un altro indizio cruciale circa la natura della donna Afrodite: per quanto importante sia per lei la sessualità, forma comunque parte integrante di una relazione, non è mai fine a sé stessa. La funzione relazionale, vale a dire l’intera questione dei rapporti, è fondamentale per comprendere la donna Afrodite. Non importa se la conosciamo solo da un’ora o da tutta la vita, lei vuole che siamo completamente presenti, noi e i nostri sentimenti. Questo è importante per Afrodite, come la lucidità mentale lo è per Atena, o la decenza morale per Era. Se manca, lei s’ intristisce o perde interesse. Soprattutto, Afrodite vuole che i rapporti siano affettuosi, a prescindere che siano di amicizia, sociali, fisici o spirituali. Vuole rapporti che abbiano cuore. Una vera donna Afrodite si preoccupa poco dei requisiti sociali di un «buon matrimonio», che invece Era, la sua rivale, cerca. Inoltre, trova l’amore materno di Demetra troppo unilaterale. Per quanto riguarda, infine, la platonica «unione delle grandi menti» di Atena, resta troppo a livello mentale. Con il loro calore istintivo, le donne Afrodite vanno d’accordo con gli altri – in particolare con gli uomini, naturalmente – e sembrano trovare la propria strada nella vita tanto attraverso i legami e gli incontri casuali, quanto grazie a una loro attenta pianificazione. Le aspirazioni di carriera di sua sorella Atena in un certo senso l’annoiano. La possibilità di una crociera nel Mediterraneo potrà spingerla a lasciare la scuola, e, probabilmente, le assicurerà un lavoro insolito! Con il suo eros disinvolto, può rivelarsi alquanto opportunista. Non è neppure particolarmente interessata al matrimonio o ai figli. Quando i bambini arrivano, sarà una madre accogliente, generosa e spesso non convenzionale, ma non ne farà il centro della propria vita, come fa Demetra. E neanche convolerà a nozze per forza, con grande indignazione di Era. No, Afrodite raramente è incline a sistemarsi, e piuttosto preferisce vedere la vita come un’avventura, possibilmente con un romantico lieto fine.

Va ricordato che la natura della donna Afrodite è sostanzialmente civilizzata e sensuale. Le escursioni con lo zaino in spalla in Colorado o le battute di caccia in Africa non rientrano nel suo stile. Le avventure fisicamente impegnative sono prerogativa di Artemide, così come ad Atena si addicono le solitarie campagne politiche. Afrodite deve sempre avere la certezza che le sue avventure prevedano cocktail e biancheria da letto pulita, e senz’altro è molto più probabile trovarla accanto a un’elegante piscina che sulle rive di un laghetto di montagna.

Perché Afrodite è una minaccia per la società patriarcale

Se un antropologo dovesse studiare i tabù culturali che assediano la televisione di oggi, una delle cose più evidenti che salterebbe ai suoi occhi è il modo diverso in cui trattiamo la violenza e il sesso. Centinaia di volte al giorno i nostri programmi mostrano sparatorie, uccisioni, percosse e delinquenza di ogni genere. Se è vero che una certa censura sulla violenza in tv esiste, essa è comunque meno evidente di quella scrupolosa esercitata sulle scene di sesso. È come se questa cultura avesse una fame insaziabile di violenza e un autentico terrore del piacere sessuale. Cosa c’è di così pericoloso nella sessualità di Afrodite? Perché viene spesso raffigurata come una seduttrice, una strega, una femme fatale? Per i Greci era la maga Circe ad adescare gli uomini di Ulisse, trasformandoli in porci, mentre per i padri cristiani una donna seducente era la personificazione stessa del peccato. Nel Medioevo c’erano le pericolose ondine o ninfe d’acqua ad attirare i cavalieri erranti verso il loro destino. Nell’era moderna è Anna Karenina, che trascina il suo amante, Vronski, verso la disgrazia sociale e l’esilio, o Hester Prynne, marchiata con la lettera scarlatta. Oggi la televisione esibisce svariate sirene da soap opera, che rovinano la reputazione degli uomini attraverso le loro avide macchinazioni. L’esca è sempre la stessa, il fascino sessuale, a cui gli uomini sembrano del tutto incapaci di resistere. I Greci razionalizzarono la loro paranoia dotando Afrodite di una cintura magica in grado di disarmare tutti gli uomini e gli dei che la minacciavano. Eppure, c’è qualcosa di altamente sospetto in questi esempi, e cioè che gli uomini vi appaiono rappresentati sempre come vittime. Forse sono vittime del misconoscimento dei propri sentimenti, ma sicuramente non vittime delle donne. È

un’idea che sa troppo di spostamento del senso di colpa: infatti, se c’è un gruppo sociale che è stato realmente vittimizzato nel patriarcale Occidente, è quello delle donne. Due sono i fattori che sembrano entrare in gioco: la paura maschile della perdita del potere e una forma di terrore del corpo. Il problema del potere risale al grande cambiamento verificatosi con il passaggio dalla famiglia matrilineare a quella patrilineare moltissimo tempo fa. La questione del corpo, invece, ha avuto origine più di recente, dalla vena ascetica del Cristianesimo.

Libertà matrilineare versus controllo patriarcale

Nelle società primitive, data la frequente incapacità di accertare o conoscere la paternità di un figlio, era più facile che la linea di discendenza passasse da madre in figlio. Questa era la soluzione matrilineare al problema della paternità. In tale contesto, era solitamente il fratello della madre, cioè lo zio del bambino, a incarnare la figura autoritaria e la fonte di ricchezza e di potere. Il padre poteva avere un legame affettivo con il bambino, ma poco più di questo. Questa configurazione sociale permetteva alle donne di essere libere sessualmente al pari degli uomini, e tutti i bambini concepiti appartenevano loro in virtù della discendenza matrilineare. E, cosa ancora più importante, l’intero patrimonio passava di madre in figlio. Nelle società patriarcali, come sappiamo fin troppo bene, l’asse ereditario patrilineare prevede invece che proprietà e discendenza passino innanzitutto di padre in figlio. La paternità legittima diviene qui assolutamente cruciale, perché non viene garantita soltanto l’eredità dei beni e del titolo, ma una forma di continuità spirituale in cui i padri sopravvivono in eterno grazie ai figli. In tale contesto, la fedeltà di una moglie è fondamentale come garanzia della continuità del potere spirituale e materiale dell’uomo. È, quindi, scontato che l’apertura sessuale di Afrodite non potesse essere tollerata in una moglie, perché minacciava il tessuto stesso della società patriarcale. Al massimo, poteva essere tollerata, entro certi limiti, in un’amante o una prostituta, perché queste donne non avevano status rispetto ai figli. Questo è il motivo per cui Anna Karenina, Camille e Madama Butterfly muoiono tutte tragicamente nei grandi romanzi del Diciannovesimo secolo. Esse sono vittime sacrificali sull’altare dei grandi patriarcati imperiali. Visto in questo modo, l’istituto delle amanti o della prostituzione è in realtà un residuo mutilato delle antiche società matriarcali che, un tempo, veneravano la Grande Madre. L’originale stile di Afrodite può, per sua stessa natura, occupare solo un posto ambiguo e impotente ai margini del mondo patriarcale. Qui, il massimo che le viene permesso di fare è fungere da fonte di colpevole piacere per i padri. I padri sono colpevoli nell’insieme, non singolarmente, certo, ma lo sarebbero comunque perché il sistema che ereditano espropria e sottomette le donne da diversi millenni. La conseguenza più triste dell’alienazione e dell’espropriazione di Afrodite dall’antichità fino a oggi è la svalutazione del suo più grande dono all’umanità: i rapporti interpersonali. Bertrand Russell, nel suo libro Matrimonio e morale, la sintetizzò così nel 1929: “L’amore inteso come rapporto tra uomo e donna è stato rovinato dal desiderio di accertare la legittimità dei figli. E non solo l’amore, ma l’intero contributo che le donne possono offrire alla civiltà, è stato impedito per lo stesso motivo.”

Russell sostiene che le donne sono state tenute volutamente nell’analfabetismo e nell’ignoranza dai loro mariti per paura che loro potessero tradirli. Sin dai tempi di Platone si alimenta l’illusione che una vera amicizia e una comunione spirituale possano esistere solo tra gli uomini, e che l’amore delle donne sia di natura inferiore.

I salotti di Afrodite: la musa ispiratrice

Nella sua manifestazione più sana, una donna Afrodite può diventare una moglie o un’amante capace d’ispirare un uomo potente e creativo, e al tempo stesso di esplorare la propria creatività. In genere, un tipo così ha una visione più ampia della società, che le permette di distinguersi dalla massa. Tale visione implica una forte presenza di Atena, a darle sostegno. Lou Andreas-Salomé (1861-1937) è un ottimo esempio. Questa donna brillante e straordinaria, la cui natura era caratterizzata da una perfetta integrazione tra Afrodite e Atena, fu al contempo l’amante del poeta Rilke, una delle muse di Nietzsche e un’amica di Freud, contribuendo lei stessa con importanti scritti alla nascita della psicanalisi. Una donna Afrodite nella piena espressione della sua creatività può attirare intorno a sé giovani scrittori, poeti, artisti, interpreti o esecutori, dando così vita a una sorta di salotto. Questo tipo di salotti fu molto in voga nell’Europa del tardo Diciottesimo e nel Diciannovesimo secolo. Madame de Staël (1766-1817) riunì poeti francesi e intellettuali e li presentò agli scrittori romantici tedeschi, ispirando così il risveglio del Romanticismo francese. Un secolo più tardi a Dublino, Lady Gregory (1852-1932) sostenne con generosità il giovane poeta W.B. Yeats e i drammaturghi John Synge, Sean O’Casey e George Bernard Shaw, dando un contributo fondamentale alla celebre rinascita irlandese. A Parigi, sempre all’inizio del Diciannovesimo secolo, la scrittrice Gertrude Stein (1874 1946) divenne la patrocinatrice di pittori e scrittori d’avanguardia. Il suo famoso appartamento ubicato in rue de Fleurus divenne un rinomato salotto letterario noto e una galleria d’arte, che ospitò i pittori Pablo Picasso, Juan Gris ed Henri Matisse, gli scrittori Ernest Hemingway e Ford Madox Ford, e il poeta Apollinaire. In Inghilterra, Lady Ottoline Morrell (1873-1938) accolse nella sua casa di campagna, Garsington Manor nei pressi di Oxford, molti intellettuali e scrittori durante e dopo la Prima Guerra Mondiale. Gli scrittori D.H. Lawrence, Aldous Huxley e Katherine Mansfield, il filosofo Bertrand Russell e l’economista Maynard Keynes visitarono e soggiornarono in questo vivace paradiso intellettuale, spesso intrattenendo relazioni intime con la padrona di casa. Nell’ambito e intorno ai salotti e ai circoli culturali qui descritti, molti dei partecipanti, sia uomini che donne, intrattenevano rapporti non convenzionali con entrambi i sessi. La maggior parte di loro viveva al di fuori del conformismo borghese e della morale monogama di Era. Eppure, per quanto complessi e intricati fossero i loro coinvolgimenti, la libertà che uno stile di vita afrodisiaco gli conferiva ispirò opere di grande bellezza e lungimiranza che avrebbero avuto un forte impatto su molte generazioni a venire.

Passione e compassione

Ci piacerebbe molto concludere il capitolo con qualche accenno di speranza che Afrodite sta riacquistando la sua antica dignità e potenza, ma, ahimè, allargando lo sguardo sul mondo, vediamo solo il crescente sfruttamento della sua immagine sacra da parte dei media. Convivere pienamente e onestamente con Afrodite e la sua ferita è un compito spesso difficile e doloroso per le donne di oggi, che risale a svariate generazioni fa. Per molti versi è più sicuro vivere protetti e ben corazzati in Atena, ritirarsi e stare da sole con Artemide, diventare la madre di tutti come Demetra, o la moglie di un uomo d’affari nei panni di Era, piuttosto che affrontare le ferite strazianti della dea dell’amore. È opinione di Jung che il femminile fosse profondamente svalutato nel Medioevo. Nel tentativo di sopprimere la bella cultura venusiana di Eleonora di Aquitania e delle sue contemporanee, la Chiesa proibì agli uomini di adorare una donna in carne e ossa, come i trovatori avevano insegnato. Al posto di una donna reale e della possibilità di un rapporto reale, imposero una donna ideale, la Vergine Maria. È possibile che oggi tutti noi, donne e uomini, siamo ostaggio di un ideale altrettanto impossibile imposto dai media anziché dalla Chiesa? E ancora, è possibile che il nostro puritanesimo si sia radicato a tal punto che, come donne, siamo ancora incapaci di vivere appieno il nostro corpo e la nostra sensualità, e di essere amate per quello che siamo? Quante donne si sentono profondamente inadeguate ogni volta che aprono una rivista di moda o guardano la pubblicità di uno shampoo? Quanti uomini si sentono di non poter essere felici fino a quando non hanno trovato quel perfetto paio di seni, quel sorriso ammaliante, quelle cosce divine? Non abbiamo nuovamente trasformato la dea in un ideale incorporeo e assolutamente irraggiungibile di donna dalla bellezza perfetta? La prima cosa da fare affinché Afrodite possa riconquistare il rispetto di sé è restituirle il corpo. E questo significa che ogni donna alla ricerca della coscienza di Afrodite perduta deve ricominciare ad amare pienamente il proprio corpo, così come è, non in relazione a un ideale. E gli uomini devono smettere di paragonare ogni donna desiderabile con l’immagine ideale che si portano dentro. Uno dei passi imprescindibili è l’esplorazione del regno perduto o vietato del tatto. Spesso prassi dei terapeuti prescrivere ai pazienti, sia uomini che donne, delle sedute di massaggio come una parte fondamentale della loro terapia. Ricordate, quindi, che Afrodite è un’edonista completamente disinvolta, che ama le cose che eccitano tutti i sensi: adora i profumi, in particolare quelli floreali, cerca abiti che si adattino al suo corpo come una seconda pelle, ama i colori finemente associati, la musica romantica, il buon cibo. Tutte queste cose, per lei, contribuiscono al risveglio dell’eros, e sono modi attraverso cui possiamo creare in noi uno spazio sacro per farla sistemare. Una volta che avremo ripreso pieno possesso del nostro corpo, potrebbe accadere un altro miracolo, e cioè potremo iniziare a sentire per davvero. Una sorta di fusione, un’apertura dei nostri recessi più vulnerabili, una sensibilità agli stati d’animo e alle atmosfere più sottili. I Greci dicevano che Afrodite indossava una cintura magica con la quale riusciva a incantare il più aggressivo degli uomini e a renderlo vulnerabile alla seduzione (persino Era gliela chiese in prestito in un’unica occasione). Ciò significa che quando la dea è presente in un rapporto d’amore, scioglierà qualunque nostra corazza, abbatterà ogni difesa, lasciandoci totalmente disarmati e aperti. Tali momenti possono suscitare profonda tristezza, paura e irritazione per via della totale esposizione. Infatti, quando il nostro guscio cade, lascia scoperte le nostre parti più fragili. Allora, la tentazione è quella di chiuderci di nuovo, rientrare nella nostra testa, fuggire, controllare, lamentarci. Queste sono tutte reazioni al goffo riaffiorare di sentimenti rimasti sepolti a lungo. Se riusciremo a stare un po’ con loro, Afrodite insegnerà loro ad essere tolleranti e pazienti. Afrodite non è solo la dea della passione, ma anche della compassione. Il suo equivalente orientale, chiamato Kuan Yin o Kwannon, è una dea che incarna la più grande virtù del Buddha, cioè la compassione. Più di ogni altra dea, almeno secondo noi, Afrodite ha, come il Buddha, accumulato saggezza soffrendo e sopportando. Essendo stata respinta, abbandonata e degradata, il suo cuore è stato spezzato così tante volte da aver raggiunto un’enorme capacità di amare. Recita un detto ebraico, «Dio vuole il cuore». Niente di più vero, e nel caso di Afrodite possiamo senz’altro affermare che «la dea vuole il cuore», perché esso simboleggia tutto quanto di vero e autentico c’è nel nostro essere più profondo. E quando due cuori sono aperti l’uno all’altro, ecco che la magia dell’eros è lì ad avvolgerli. Questo è il più grande dono di Afrodite: l’unione di due cuori in armonia con l’unione sensuale dei corpi fisici. Quando entrambi i canali sono aperti, allora la dea è davvero presente.